VCMG – Ssss

Scheda
Rispetto al genere
5.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
7.0


Voto
5.7

5.7/ 10

di Matteo Monaco

Da quando parlare di techno ha abbandonato le sponde dell’avanguardia (tanto, tanto tempo fa), toccare l’argomento rischia di farti passare come il ragazzo indie degli Stato Sociale, quello con gli “occhiali da pentapartito” e i gusti studiati ad arte, del quale ci si beffa senza troppi pentimenti. Vince Clarke e Martin Gore, uno dei tandem più influenti degli ’80, forse credono che  preoccuparsi di queste eventualità sociali, a tinte vagamente degradanti, rispecchi una vanità ancora più irritante della pubblicazione stessa di un album techno. La verità, in mezzo a qualche suggestione, è che se ne sono fregati del tutto, al momento di gettarsi in apnea nel fantasmatico progetto VCMG. Un gruppo senza storia e senz’anima, il giudizio con cui è stata trasversalmente bollata l’opera del duo: la critica più attempata li ricorda agli albori, quando incontrarono Dave Gahan ad un’audizione e nacquero di lì a poco i Depeche Mode, mentre i più giovani si limitano a registrare una possibile crisi di mezza età per dei totem del passato, anche se il margine di errore concesso dal pubblico rasenta quello di un duello western. Per fortuna c’è la musica, a dispensare qualche certezza nel campo minato delle opinioni. Zaat è un colpo ai piani bassi di atmosfere allungate e cassa dritta, da mettere alla prova qualsiasi stereo, seguita dalla Spock con cui compone un quadro chiaro-scuro di allucinazioni house. Per due profeti delle sonorità anni ’80, qualcosa al bivio tra l’eresia e la metamorfosi. Eppure i lunghi mesi di inattività, le stanze di casa invase dai vinili e qualche sigaretta di troppo possono anche dove la storia parrebbe indicare una strada diversa. Clarke e Gore, complice un evidente (e provvidenziale) cortocircuito creativo, suonano come dei consumati produttori di elettronica acida, con tanto di stacchi accennati, riprese e sterzate degne di artisti affermati nel genere. Senza mai dimenticare che è solo un divertissement, un passatempo drogato di BPM e synth in cui l’idea di futuro risulta come prima assente. Per questo le critiche, i giudizi affrettati e l’antipatia degli addetti ai lavori, quando invece basterebbe ascoltare Ssss per rendere il giusto omaggio a due “vecchietti” che non si arrendono mai.

http://www.youtube.com/watch?v=_8u-BKz-ytM

 

(10/04/2012)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.