Van Halen – A different kind of truth

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
7.5


Voto
7.2

7.2/ 10

di Lorenzo Modica

E’ tornato ufficialmente David Lee Roth, lo storico cantante della band che con il suo abbandono nel ’85 molti fans decisero di non seguire più il gruppo perchè contrari a questa scelta. Nonostante ciò la band ha proseguito nel suo successo entrando nel 2007 nella tanto acclamata Hall of Fame del Rock.
A different kind of truth è un album davvero esplosivo, carico di adrenalina nella voce di Diamond Dave ed esponenziale nella chitarra di Eddie Van Halen.
Partendo dal principio del disco troviamo Tatoo, singolo usato anche per la presentazione dell’album, il quale è sicuramente il più commerciale tra tutte le tracce, con un ritornello davvero pop rientra nello stile Van Halen al pelo.

Negli altri brani troviamo venature più metal che hard rock. Sottolineiamo più del solito, poichè le scale eseguite dalla chitarra di Eddie non si contano ed in aggiunta la classica batteria dai ritmi estenuanti di Alex e la novità: la new entry al basso, che per restare sempre in famiglia Van Halen, il bassista storico Michael Anthony è stato cacciato e rimpiazzato dal figlio di Eddie, Wolfgang Van Halen.
Alcune male voci dicono che queste 13 tracce sono state ripescate da vecchie demo registrate nei 30 anni precedenti di carriera della band, eppure Eddie e la sua EVH Wolfgang le suonano di santa ragione fino all’ultima Beats workin’, la quale è la degna chiusura di un album che trasmette davvero un’altra visione del metal e del rock. Un disco che fa ricordare i favolosi anni ’80 della band con l’apice di Jump, tanto che nessuno si è scordato come rendere al meglio anche se con qualche kilo in più, una stempiatura incalzante e delle rughe visibili, soprattutto se affiancati dall’ultimo arrivato, Wolfgang, che è nato nel 1991. Tutti dettagli inutili quando la chitarra di Eddie inizia a stridere e neppure la voce tonica e cazzuta del figliol prodigo di Diamond Dave riesce a tenerla a bada.
Virtuosismi che non si contano sulle dita di 100 mani e in Big River risulta eccellente.
Particolare Stay Frosty. Brano che inizia a ritmo country blues con voce annessa, ma non illudetevi o non temete(a seconda dei punti di vista) perchè dura per un 1’10 secondi il tranquillo brano solo voce e chitarra, segue l’entrata della batteria e da quel punto in poi la chitarra diviene sempre più distorta fino a toccare l’apice dei tasti per poi tornare e ripartire tra il blues e il metal con una facilità disarmante.

http://youtu.be/FPdz_D7rS_w

I canoni e le leggi del heavy metal sono rispettatissimi in Outta Space, China Town e nel resto delle tracce, per questo i fans ringrazieranno vivamente perchè era da più di 20 anni che aspettavano tutti questi elementi insieme.
Album devastantemente duro e crudo nell’esprimere la vera potenza di questa band, eppure risulta un lavoro che anche i non amanti del genere potrebbero apprezzare vivamente.

(13/02/2012)

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Lorenzo Modica
Lorenzo Modica

Redattore. Scrive sul webzine OUTsiders dal 2011, frequenta la facoltà di Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Studi di Torino. Appassionato di rock, indie rock, e sottogeneri. Contatti: owomoyela90@gmail.com