Uochi Toki – Idioti

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
8.0


Voto
8.5

8.5/ 10

di Paolo Angeletti

Affacciarsi sulla produzione di un artista al suo ottavo album denota già un certo pregiudizio di partenza, è sintomo, nel caso degli Uochi Toki, del sospetto forse lecito, ma maturato da pochi video su youtube, di avere a che fare col solito gruppo finto-alternativo, spocchioso e contorto. Anzi, il gruppo “oltre” l’alternativo, che ti guarda dall’alto in basso perchè invece di criticare la guerra espone profondi ragionamenti della complessità di un’addizione a due cifre.

Lessico complesso, voce gridata apparentemente altezzosa e basi elettroniche sembrano confermare queste prime impressioni, ma alla seconda traccia del disco tutto è da buttare al vento.
Per 6 minuti e 45 secondi, “Napo”, ragiona sulla centralità dell’uomo parlando esclusivamente di insetti. 6 minuti di entomologia applicata alla vita quotidiana e alla sociologia umana. È qui che tutto quanto presupposto precedentemente va in fumo; parlare di insetti in un pezzo musicale, non è fare l’alternativo, è alternativo. Non tanto per l’originalità delle teorie, ma per l’esposizione, così efficace e così incentrata sul micro-mondo da spostare essa stessa, solo con le parole, l’uomo a margine.

Una volta ricredutisi è solo questione di abituarsi alla voce di Napo, gridata e affannata e alle curatissime basi elettroniche, minimali, metalliche e spesso distorte (insieme alla voce), per apprezzare a pieno il lavoro di questi ragazzi; ogni pezzo ha la forma di un interminabile flusso di coscienza, non sempre sorretto da una precisa connessione logica, così possiamo trovare in mezzo a tracce il cui tema centrale è un altro, stralci di concetti interessanti sotto forma di piccole divagazioni, pensieri affiorati nel parlare dell’argomento e non repressi in onore dell’unità della canzone. Pindaro non avrebbe nulla da ridire.

Il disco, nel suo scorrere, ritorna costantemente sulle costruzioni e sulle abitudini sociali diffuse, criticandole con una ferocia soltanto velata dal lessico forbito; l’odio, più che per l’uomo, è per come l’uomo agisce nella società, facendo proprie convinzioni sociali ingiustificate. Dal ristorante ai rapporti tra vicini, l’appellarsi a norme comuni e diritti per far valere ad ogni costo pretese che non hanno alcuna valenza reale, pretese anch’esse imposte dalla società e non veramente nostre, è un modus vivendi tanto diffuso quanto ingiustificabile. A questo Napo oppone la gentilezza verso i ristoratori e la capacità di assorbire fastidi esterni senza giungere a quel punto di rottura, invece giustificato dalla società e, anzi, quasi incoraggiato.

Anche nel parodizzare gli stereotipi che vanno dal rap, al mondo musicale e ai finti alternativi, quindi nel muovere critiche già più “comuni” rispetto alle precedenti, le accuse vengono mosse sempre come contro costruzioni sociali, comportamenti anch’essi dettati dalla società e a cui bisogna essere capaci di opporsi, di elevarsi e non ristagnare nella banalità e nella convinzione che i ragionamenti e i discorsi complessi siano prerogativa di pochi intellettuali;

Un disco complesso quindi, ma non complicato, se vogliamo usare le parole degli autori; un disco che non vuole essere un labirinto inestricabile di speculazioni contorte e comprensibili solo per gli autori stessi, ma che si presenta invece come un lungo flusso di coscienza, di inviti e di critiche, esposti anche senza prendersi sempre sul serio.
Critica, scomposizione e ricomposizione della realtà in maniere del tutto inusuali, volte a sovvertire gli schemi che abbiamo in testa, sono inserite, come tocco finale, in una cornice di basi elettroniche che creano un’atmosfera cibernetica, artificiale, in modo da rendere il tutto ancora più straniante e, nel complesso, più lontano dall’uomo come inteso comunemente.

A disco terminato “l’idiota” è il pirla (cit.) che parla o quello che ascolta?
Probabilmente entrambi se e quando si lasciano dominare dalle norme sociali e dall’antropocentrismo in senso moderno, quello che in realtà mette al centro non l’uomo, ma l’idea che dell’uomo ci viene consegnata.

(21/03/2012)

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Paolo Angeletti
Paolo Angeletti

Redattore. Studente di Sociologia all'università di Torino. Si occupa prevalentemente di cantautori italiani, folk e rap italiano. Contatti: paoloangeletti@outsidersmusica.it