Unknown Mortal Orchestra – II

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
7.0


Voto
6.7

6.7/ 10

di Marco Favaro

UMOContinua con II il volo lo-fi dell’ Unknown Mortal Orchestra di Ruban Nielson. Dai tempi dell’omonimo esordio, registrato da Nielson in camera sua dopo la rapidissima diffusione sul web  della canzone Ffunny Ffriends, le cose sono piuttosto cambiate: l’Unknown Mortal Orchestra è diventata una vera band (Jake Portrait al basso, Riley Geare alla batteria), ha firmato un contratto con l’ottima Jagjaguwar, ha portato avanti una lunga serie di live, con tanto di tour di spalla ai Grizzly Bear. Proprio dall’esperienza del tour è nato questo nuovo II. Programmi senza sosta, scalette, orari e lunghi viaggi hanno portato Nielson a riflettere sulla solitudine, la stanchezza fisica e mentale, la salute, ma anche sulle emozioni della vita on the road: “Isolation can put a gun in your hand” è il verso, morbidamente arpeggiato, con cui si apre l’album. Le iniziali From The Sun, Swim And Sleep (Like A Shark), So Good At Being In Trouble ribadiscono in maniera convincente le caratteristiche dell’UMO  che già trasparivano nel lavoro precedente:  buon lavoro sui fraseggi di chitarra, melodie interessanti e voce amabilmente strascicata; So Good At Being In Trouble, in particolare, è un gioiellino a metà tra pop psichedelico e soul. A partire da One At A Time si cerca di intensificare il tiro: spuntano wah e fuzz e la batteria si fa più vivace, sfociando nella tripletta The Opposite Of Afternoon , No Need For A Leader, Monki, tre brani che insieme costituiscono metà album.  Eppure, nonostante gli apprezzabili dialoghi voce-chitarra,  la rilettura di una buona dose di stilemi della psichedelia classica e le cadenze di Monki  che sfiorano il soul-r’n’b, quello che dovrebbe essere il cuore dell’album non concede momenti particolarmente felici: scorre piuttosto monocorde e ovattato, spargendo atmosfera sognante, ma a tratti quasi soporifera. Con le finali Faded In The Morning e  Secret Xtians si recupera un po’ di vivacità e freschezza e si chiude un album che costituisce certamente un momento di maturazione nel percorso della band, ma che deve trovare maggiore incisività.

(25/02/2013)

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Marco Favaro
Marco Favaro

Collaboratore. Cantante e chitarrista nei Dieci Piccoli Indiani.