U’ Papun – Cabron!

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.5


Hype
8.0


Voto
8.2

8.2/ 10

di Paolo Angeletti

Secondo disco per il gruppo pugliese degli U’ Papun che, dopo Fiori innocenti, tornano con Cabron!, impetuoso lavoro sicuramente degno di nota e a tratti sorprendente.
Gli U’ Papun propongono un folk-rock dalle numerose influenze, alcune tanto importanti da rendere difficile definire il gruppo solo con questa etichetta; possiamo sicuramente cercare uno spunto della loro identità musicale tra Caparezza (con cui hanno collaborato), i Modena City Ramblers e una buona fetta del cantautorato italiano, senza comunque disdegnare influenze derivate dalla black music e dal rap italiano.
Il risultato di un gruppo che comprende al suo interno “un cantautore, 5 musicisti e un teatrante”, è sicuramente d’effetto. Poesie urbane vengono messe in musica perfettamente, con un attenzione all’atmosfera che, visti i componenti del gruppo, possiamo sì definire “teatrale”, tanto più che tra le loro numerosissime influenze c’è sicuramente anche il teatro-canzone di Giorgio Gaber.

Pochi i cali di ritmo in un disco di ottimo livello generale, dove le performance più convincenti si riscontrano nella title-track Cabron, che descrive l’homo modernus fauna di città, ma soprattutto in Luna, una struggente, appassionata e metaforica serenata alla Luna, forse il pezzo più sorprendente del disco.
A parte Io non mi sento italiano, riuscitissima (e non è poco) cover dello storico pezzo di Gaber, tutte le tracce del disco sono scritte e messe in musica dai componenti del gruppo, che dimostrano di avere solidissime basi, sia per quanto riguarda l’aspetto musicale, sia dal punto di vista dei testi. I ritmi, le melodie e le atmosfere che attraversano il disco sono infatti sempre estremamente accattivanti, stuzzicano l’ascoltatore e sono eseguite in maniera impeccabile, con un’attenzione che è facile accostare al progressive-rock; i testi d’altra parte non sono da meno e, anzi, spiccano per una qualità ultimamente rara nel panorama di tutti i diversi generi che sfiorano gli U’ Papun.
La squisitezza della fattura dei versi, infatti, ha la capacità di esaltare gli ottimi contenuti che stanno alla base, contenuti che sono poi l’ulteriore e definitivo punto di forza del disco, mai banali, sempre interessanti e ricchi di spunti di riflessione, andando così a concludere un’opera che si rivela al livello di quelle confezionate da gruppi più famosi e osannati.

Dalla sempre ironica, critica sociale, alla messa in musica di riflessioni ed esperienze personali, passando per goliardici intermezzi dalla prorompente forza comica, gli U’ Papun si fanno ancora più strada nel panorama musicale italiano con un disco che è un piccolo gioiello, una pietra dalle tante sfaccettature che, da qualunque lato la si guardi, presenta sempre un’ottima fattura.

(14/06/2012)

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Paolo Angeletti
Paolo Angeletti

Redattore. Studente di Sociologia all'università di Torino. Si occupa prevalentemente di cantautori italiani, folk e rap italiano. Contatti: paoloangeletti@outsidersmusica.it