Tyga – Careless World: Rise of the Last King

Scheda
Rispetto al genere
5.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
6.0


Voto
6.0

6/ 10

di Lorenzo Li Veli

Lavorare in casa Young Money non è semplice: dal 2008, oltre all’album del collettivo, sono stati pubblicati solo i lavori di Lil’ Wayne, Drake e Nicki Minaj. Il motivo è semplice: l’appeal commerciale degli altri membri del roster è pari a zero. Tyga, però, rappresenta un’eccezione: è il primo artista fuori dal terzetto magico a pubblicare un album da tre anni a questa parte. Dopo l’esordio del 2008 con No Introduction, è ora il turno del faraonico Careless World: Rise Of The Last King, ventun tracce distribuite in oltre 80 minuti di rap, decisamente troppo.
Il disco si rivela in parte eterogeneo, anche se, a causa dell’eccessiva lunghezza, a volte scade nella monotonia. Basti pensare alla coppia di singoli FadedRack City, fin troppo simili tra loro. Entrambe le canzoni ricalcano lo stile di A Millie di Lil’ Wayne, base essenziale e flusso ininterrotto di rime come protagonista della canzone. Non è un caso che proprio Faded vanti la collaborazione del rapper della Louisiana, che partecipa con una strofa scarna, ma divertente. Piccolo aneddoto: Rack City, forse l’esperimento più interessante di Tyga, non doveva essere inclusa nella versione finale del disco, ma dopo lo strepitoso successo ricevuto, è diventata il vero cavallo di battaglia. Stupisce il featuring di Nas, abituato, con tutto il rispetto per Tyga, a ben altri palcoscenici: inutile dire che la strofa del rapper del Queensbridge sia la migliore in assoluto. Nicki Minaj, invece, sembra essere in preda a un’involuzione che poche volte si era vista nel mondo del rap: strofa insipida e scialba, frutto di una banalità che attanaglia l’artista da ormai troppo tempo.
Troppo lungo, si diceva: è questo, sicuramente, il principale difetto del disco. Una situazione che peggiora con il passare degli ascolti. Intendiamoci, spunti interessanti ce ne sono: Lil Homie con Pharrell (forse più per il ritornello del membro dei N.E.R.D.), la già citata Rack City, l’elettronica For The Fame con Chris Brown o la strofa di Busta Rhymes in Potty Mouth. Purtroppo, però, questi spunti si perdono nel piattume generale che pervade il disco. Tyga, inoltre, paga l’inesperienza, inevitabile data la giovane età: il suo flow monocorde annoia e stufa in fretta. Ventuno tracce sono decisamente troppe per un rapper che finora non aveva mai brillato in particolar modo per originalità o talento. La bocciatura sarebbe esagerata, ma questa è una promozione con qualche remora.

(19/02/2012)

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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino