[REVIEW] Tycho – Awake

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.5


Voto
6.5

6.5/ 10

di Simone Picchi

Tycho-2014-620x350L’artista americano arriva a questo terzo album con tanta buona volontà e con aspettative abbastanza alte. Sin dal debutto non è passato inosservato agli addetti ai lavori, con una fama in un crescendo continuo grazie a grandi potenzialità e ad un periodo storico favorevole a certe sonorità oniriche portate avanti dai Boards of Canada fino ad arrivare a Bonobo. I titoli dei suoi album sono sempre stati una sorta di biglietto da visita informativo del contenuto, un personale slogan che non più di una volta ha disatteso le aspettative della domanda/richiesta. Con un approccio “emozionalmente timido” ha saputo portare su alti livelli le sue composizioni senza però riuscire ad esprimerle completamente. Insomma, quello che si chiede e ci si aspetta dal Tycho formato 2014 è una prova di maturità.

Lo ritroviamo come lo abbiamo lasciato nell’opener Awake, anche se giunge all’istante all’orecchio un maggiore utilizzo di parti di chitarra rispetto alle sue produzioni standard. Un segno tangibile di un evoluzione stilistica che ci accompagnerà per tutta la durata del disco. Già dalla seconda traccia, Montana, gli strumenti “classici” alzano la voce arretrando l’elemento elettronico ad un ruolo di colore. Una svolta in chiave post-rock che trova la sua concretizzazione nelle ottime See (con un insospettabile intro a là U2) e Plains, sfiora lidi drum n’ bass in Apogee e strizza l’occhio all’indiepop nell’energica Spectre.

Sulla carta la prova è stata superata, la strada scelta è quella giusta, le energie del musicista traspaiono dalla sua musica. Eppure anche questa volta si continua sulla falsa riga precendente, manca la concretezza nonostante la ricerca di nuovi orizzonti sonori. Le meravigliose melodie che si intrecciano man mano non si stringono in una struttura robusta, fin troppo lineari senza momenti di grande tensione o grande flessione portano l’ascoltatore ad un’inevitabile distrazione frutto di un’organizzazione sonora che non dà un anima riconoscibile ai singoli brani. Colonna sonora ideale per un viaggio (che sia fisico o mentale), rimandiamo alla prossima uscita Tycho, augurandoci di salutarla nel modo migliore e ritrovare un ragazzo che ha raggiunto la maturità per diventare un uomo.

(21/03/2014)

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Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.