Two Door Cinema Club – Beacon

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.5


Voto
7.5

7.5/ 10

di Giorgio Albano

I Two Doors Cinema Club nascono musicalmente nel 2007 a Belfast in Nord Irlanda. Debuttarono nel lontano 2010 dimostrando di riuscire a cogliere al meglio la lezione che gruppi come Bloc Party e The Wombats cercavano di impartire all’epoca sia dal punto di vista del sound indie, sia soprattutto sulla migliore qualità del materiale decisamente basato sull’ispirazione che su lavori decisi a tavolino. All’ epoca i TDCC esordirono con “Tourist History”. Il  disco era bello, genuino, giovane e vagamente ignorante. Proprio grazie a questi requisiti l’album riscosse piuttosto successo sia di critica che di pubblico. Il sound del gruppo si sostanziava, e tutto sommato lo fa ancora, su brillanti riff di chitarra contornati da elettronica made by synth (come vuole la tradizione). Il compito per i quattro ragazzi nord irlandesi non era affatto semplice. Innanzi tutto il loro sound risultava vagamente inflazionato già nel 2010, figuriamoci adesso. Urgeva quindi qualche accorgimento. Legato a questo ci si aspettava un disco più maturo, meno festaiolo e più pregnante. Tutto questo senza cercare di perdere quell’anima fresca che ha contribuito parecchio al loro successo. Sicuramente per questo arduo compito si sono rivolti, dal punto di vista della produzione, all’ uomo giusto:  Jacknife Lee,  già produttore di gruppi del calibro di REM e U2. Il risultato di questa unione è Beacon. Il disco contiene undici tracce ed una svolta decisamente azzeccata verso un indie-pop che riesce piuttosto bene ai quattro ragazzi. Se in passato il gruppo risultava quasi spigoloso e sempre dai ritmi molto sostenuti ora appiana gli spigoli del suo sound aumentando il contributo dell’elettronica. Questo fa risaltare ancora di più la capacità del gruppo di inserire in un pezzo varie linee melodiche che si accordano perfettamente le une alle altre. In tutto questo la voce, perfettamente indie, di Alex Trimble si inserisce perfettamente. Canzoni come Sun o  The world is watching mettono in luce un lato più calmo e legato ad una capacità da songwriter dei TDCC che non ci era ancora stato mostrato e che non risulta essere affatto male. L’unica pecca del disco risulta essere ,alla lunga, un pizzico di ripetitività. Per quanto il gruppo abbia provato, e in parte ci sia anche riuscito, a discostarsi dal predecessore, nella maggior parte dei casi la struttura di una canzone rimane sempre uguale. A quella sensazione di “già sentito” contribuisce sicuramente il suono della chitarra di  Sam Halliday, che risulta molto bello ma decisamente troppo sfruttato nell’arco di entrambi i dischi. In definitiva però il risultato è decisamente buono. Se, come cantava Caparezza, “il secondo album è sempre il più difficile” (la dove gruppi come i Wombats e i White Lies avevano fallito) i Two Doors Cinema Club sono riusciti: mostrare maturità e coesione maggiore senza però perdere la propria anima in mezzo a lavori di post produzione e decisioni sul sound prese a tavolino. Bravi.

(06/09/2012)

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Giorgio Albano
Giorgio Albano

Redattore.