[REVIEW] Trust – Joyland

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Redazione

di Carlo Cian  –  “Synth a manetta!”. Sarà sicuramente il primo pensiero di chi ascolterà “Joyland”, secondo lavoro dei (ormai “di”, dopo l’uscita del gruppo di Maya Postepski) Trust. Definire quest’album solo come il frutto di un uso sconsiderato di tastiere è un grosso errore. Dovessimo datarne l’uscita, “Joyland” sarebbe a metà tra gli anni 80 e 90, classificandolo come un disco sperimentale, per certi versi unico nel suo genere; elettronica con suoni pieni e ben definiti, accompagnati al tempo stesso da un’anima cupa e rarefatta. “Four Gut” è come se un risorto Ian Curtis fosse andato in giro di club in club e questa canzone fosse il racconto di ciò che ha visto (o bevuto?). Il disco è molto vario, non pecca in termini di originalità: si passa da “Slightly Floating”, puro delirio ambient, a “Icabod” o “Rescue, Mister” dalle basi decisamente più marcate e martellanti. Trust propone un mix raffinato, perfettamente equilibrato tra le sonorità più retrò e quelle contemporanee, un sound avvolgente capace di ammaliare.

Trust2

ROBERT ALFONS AKA TRUST

(16/07/2014)

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