Trouble – The Distortion Field

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.5


Voto
8.0

8/ 10

di Alekos Capelli

Dopo il valido ritorno dei Saint Vitus (Lillie: F-65, 2012) ecco riaffacciarsi sul mercato un’altra leggenda del doom a stelle e strisce. Si sta ovviamente parlando dei Trouble, imprescindibile quanto mutevole realtà artistica, on the road dal lontano 1979.
A seguito di varie pause, mezzi passi falsi (Simple Mind Condition, 2007) e separazioni illustri (Eric Wagner), il nuovo The Distortion Field segna la concreta resurrezione dei Trouble, presentando un livello compositivo e una verve interpretativa di alto livello, in grado di rivaleggiare alla pari coi migliori episodi recenti del gruppo (lo psichedelico Plastic Green Head, 1995) mostrando al contempo opportune novità e aperture stilistiche, tali per cui l’ascolto riserva varie e piacevoli sorprese.

Lungi dal far rimpiangere il buon Wagner, la performance canora di Kyle Thomas (con un passato negli Exhorder) ha dato nuova linfa vitale e nuove prospettive alla band americana, che sin dalla rocciosa opener When The Sky Comes Down (per altro uno dei brani migliori del lotto), appare davvero in splendida forma.
Complici la consumata esperienza e il talento di chi non a caso è nato artisticamente nei seventies, i Trouble lavorano ai fianchi lo stesso genere per cui sono celebri, costringendolo a trasformarsi senza traumi in interessanti sfumature stoner (The Broken Has Spoken), psych e addirittura southern rock (Have I Told You), mettendo sempre al centro il magistrale lavorio chitarristico della coppia fondatrice Wartell/ Franklin, vere e proprie inossidabili macchine da riff, con uno squisito gusto melodico anche in sede d’assolo.

Oltre alla tracce già citate risultano particolarmente ben fatte anche la psichedelica One Life, la prototipica Hunters Of Doom e la pesantissima Butterflies, altrettanti esempi di come una band certo non più giovanissima possa comunque (re)interpretare se stessa e la propria tradizione in modo fresco e dannatamente convincente.
A conti fatti con questo The Distortion Field i Trouble sono riusciti a colmare quel difficile spazio (artistico, prima ancora che commerciale) che sta fra l’istintivo amore per il vintage e il naturale bisogno di modernità, appartenente sia agli ascoltatori più mainstream (gli stessi che magari incensano l’ultimo Sabbath giusto per il nome impresso in copertina), sia, fortunatamente a coloro i quali non si sono mai accontentati dei soliti big del momento, ma nella loro musica preferita hanno sempre cercato e ricercato quel qualcosa in più. Davvero un graditissimo ritorno.

(22/07/2013)

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Alekos Capelli
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