Tre Allegri Ragazzi Morti – Nel giardino dei fantasmi

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.5


Voto
7.5

7.5/ 10

di Giorgio Albano

I Tre Allegri Ragazzi Morti sono il classico gruppo indie particolarmente dedito a perdersi in progetti musicali più o meno paralleli, altre forme d’arte e idee più o meno estemporanee. Tuttavia a differenza di tanti loro colleghi nella stessa situazione, quando decidono di riaccendere le luci della sala prove ritrovano tutto quello che avevano lasciato come se non avessero mai interrotto. Il loro precedente lavoro, Primitivi del futuro, risale al lontano 2010, ma si nota visibile e salda la linea di continuità che collega quel disco a quello attuale. Il gruppo di Pordenone sale con questo lavoro a quota sette album in studio, e il risultato di tanta esperienza si sente. Nel disco i T.A.R.M.  danno sempre perfettamente l’idea di sapere e aver ponderato attentamente quello che stanno facendo. Il risultato è un disco molto piacevole: mai banale ma sicuramente non eccessivo in nessuna delle sue componenti. Ovviamente, e come di norma per il gruppo mascherato, viene data molta importanza ai testi. Le tematiche e l’ottica con cui vengono fotografate rimangono fedeli a quelle del gruppo e si sposano perfettamente con il tempo di crisi a cui siamo sottoposti. Il disco si apre con Come tu mi guardi, canzone romantica che lascia già intendere (amplificandolo pure rispetto ad altre canzoni dell’album grazie a sonorità quasi degne di una kasbah) che saremo catturati dai ritmi e dalle melodie, rimanendone piacevolmente imprigionati.Nel-giardino-dei-fantasmi-foto-Sterven-Jonger-+-costumi-Canedicoda-001-600x600 Se ancora abbiamo qualche remora nel metterci comodi ed ascoltare tutto il cd per il tempo necessario, queste ci vengono fugate definitivamente dalla seconda traccia dell’album. I Cacciatori è un capolavoro costruito sulle tematiche dell’adolescenza e della fine prematura della vita di un ragazzo. Tutto questo condito da una melodia e delle strofe che riescono comunque a non rendere macabro o troppo triste il tutto, facendo elevare la canzone. Si passa poi al rock tribale di “Bugiardo” e, di seguito, ad un ritorno al reggae sia per “La mia vita senza te”, lucida riflessione su cosa rimane alla fine di un rapporto e delle differenze nella vita di tutti i giorni, che per Alle anime perse. Da qui in poi si scivola lentamente verso un rock decisamente calmo e scuro, che ci porta piacevolmente verso la fine del disco. Il lavoro vanta in tutto undici tracce di ottima fattura. La ciliegina sulla torta è rappresentata proprio dall’undicesima traccia intitolata “Di cosa parla veramente una canzone”, riflessione spiritosa e tagliente sui testi in generale. Come detto si sente che il gruppo non è affatto alle prime armi riuscendo a lucidare e far risaltare al massimo ogni traccia. Nonostante i frequenti cambi di genere e di tematiche il disco non risulta nemmeno troppo sconnesso, grazie ad una certa capacità comune a tutte le canzoni di calamitare l’attenzione dell’ascoltatore,quasi ipnotizzandolo. Questa capacità crea un collegamento naturale tra una canzone e quella successiva. In definitiva è il disco giusto da regalare a Natale o da scrivere nella letterina(sempre che non sia già troppo tardi) se siete amanti del genere. Nota a margine: anche se non sono la persona più qualificata per dirlo è molto bella anche la copertina dell’album.

(27/12/2012)

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Giorgio Albano
Giorgio Albano

Redattore.