Tom Waits – Bad as me

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
8.0


Voto
8.5

8.5/ 10

di Davide Agazzi

“If you’ve found somebody new, Put me back in the crowd…”

Passano gli anni, ma l’ululato è sempre lo stesso. Quella voce roca, terrificante e deliziosa al tempo stesso. Nostalgica. Lui, l’Orco, è sempre uguale ed è questo il grande segreto. Non la rockstar decrepita aggrappata ad un’etichetta, ma un poeta sincero, un bluesman vero, genuino. Alti e bassi ci son per tutti, ma lui, che torna in studio dopo sette anni, con 63 primavere sulle spalle, lo fa ancora per passione. Waits ha saputo evolversi nel tempo, ha saputo comunicare con i suoi fans attraverso il suo sito internet, ha saputo recitare e far divertire. Si è parlato tanto di Bad as me come filone conduttore dei grandi successi del passato, Swordfishtrombones su tutti. L’apertura è riservata alle trombe di Chicago, un’ode decisa, manifesto di una schizofrenia blues da sottoscala, estroverso baluardo del genio di Waits. Il disco evolve, cresce, sotto un’ombra di disperazione e malessere, pronta per essere urlata da un paio di consumate corde vocali e per esser travolta dal contrabbasso di Kiss Me. Follia, tristezza e poesia si fondono insieme, si intrecciano, per scatenare un uragano di sentimenti. Bad as Me, il singolo omonimo, era il giusto messaggio promozionale per gli affezionati: Tom Waits è sempre lo stesso. Un segnale forte, per chi aveva temuto di perderlo, musicalmente, con l’ultimo ed incerto Real Gone. L’Orco ha reagito alla grande, spaziando dal jazz anni Cinquanta di Talking  At  the Same Time, alla rabbia tribale, primordiale, di Hell Broke Luce. Difficile unire tutto questo in un disco, ma riuscendoci, Waits ha dimostrato di poter vincere la corsa contro il tempo, risultando più forte della carta d’identità. In conclusione, forse è presto per dire che Tom Waits sappia stagionare come il vino, certo è che questo Bad as Me rappresenti una delle sue migliori annate. Noi, qualcuno di nuovo, non l’abbiamo trovato.

(27/10/2011)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.

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