Thee Elephant – Thee Elephant

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.5


Voto
7.5

7.5/ 10

di Luca Nasetti

thee elephant

Quando il rock diventa il “padrone” della vita, va a finire che tutto (ma proprio tutto) ruota e gira in funzione di quello: moda, cibo, stile, pensieri e immagini comandano l’esistenza visceralmente. Attenzione, non è una malattia, ma qualcosa che va oltre la passione. Tanto che Dola J. Chaplin, folksinger casalveriano, decide che anche il suo sogno musicale doveva realizzarsi secondo i classici riti degli anni 50-60 (americani si intende), anzi voleva proprio e solo quelli originali: l’omonimo disco dei Thee Elephant viene rigorosamente registrato live in studio su nastro da 2 pollici, utilizzando solo strumenti e apparecchiature di quegli anni e mixato in analogico. Se non è passione viscerale questa, allora non si può nemmeno comprendere fino in fondo le sonorità, gli intenti, i fini e l’originalità dell’album. La mente compie un tuffo trascendentale nel passato, non nel senso più greve di “vintage”, ma proprio a livello di pathos, di emozioni ricercate nell’ unica direzione possibile in cui il lavoro vuole andare. Attimi profondi di puro rock anni 60-70, accenti fuzz e stili che hanno gettato le basi della musica contemporanea. Cioè, qui non si tratta di giudicare il genere o tentare di inserire l’album in qualche stile post-moderno o post-ideologico neo-indie; tantomeno l’intento è quello di analizzare i dieci brani alla luce della storia del rock; qui si tratta solo di gustare con l’orecchio da appassionato i suoni originali del tempo in cui il distorto nasceva alzando il volume dell’amplificatore e i cori non erano solo un elegante surplus, ma momenti precisi del pezzo studiati per dare corpo alla linea melodica e all’intero brano. Thee Elephant non è quindi un semplice tuffo nel passato, ma uno sradicamento temporale delle origini del rock e portato ai nostri giorni, una resurrezione completa di quelle sonorità che ormai solo il ricordo le fa vivere. Mai come in questo album scopo e lavoro convergono e coincidono perfettamente.

(27/03/2014)

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Luca Nasetti