The Walkabouts – Travels in The Dustlands

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
7.0


Voto
6.7

6.7/ 10

di Davide Agazzi

Prima di essere un disco, Travels in Dustland è una lunga marcia nel deserto, tra cactus inariditi dalla politica, oasi spirituali ed impervie camminate con Neil Young. Il ritorno dei Walkabouts, dopo cinque anni dall’uscita di Acetylene, è una piacevole sorpresa. Una sorta di ringraziamento per tutti quelli che li hanno seguiti da sempre, dai loro esordi di Seattle, nel lontano 1984, fino ad oggi. Loro, che riuscirono a schivare l’ondata grunge, limitandosi a qualche leggera influenza punk d’annata, arrivano a scrivere un’interessantissima pagina della musica americana anni 2000. Alla base del progetto vige sempre l’alternanza al microfono tra Chris Eckerman e Carla Torgerson,  ancora una volta impeccabili nel dividersi ruoli e sentimenti.  Veri poeti su queste strade polverose.

Ed è proprio la polvere, la sabbia ed in particolare il deserto, la chiave di volta di questo disco, nato da una scampagnata nel Sahara da parte di Eckerman. Uno che abitualmente vive in Slovenia, per dirla tutta. Così, aspettando di ripercorre le tracce di Springsteen (”Mi piacerebbe rifare un pezzo del Boss, prima o poi”) lontano dal tempo e dalla sua band, Eckerman ha trovato l’ispirazione per delinare queste undici tracce tra folk-rock e psichedelia desertica.

Registrato nello stesso studio dei Fleet Foxes, Travels in Dustland apre le danze, ma soprattutto il cuore, con la malinconia country di My Diviner, un’incantevole duetto voce-chitarra strappalacrime. Ci sono poi le scampagnate negli anni ’70 di Thin of the air, il blues furtivo di Soul Thieves, i grandi paesaggi sconfinati di Dustland e gli orizzonti mancati di Horizont Fade. Ancora una volta, un disco Americano, figlio di una speranza politica nata e già svanita sotto il nome di Barack Obama.

(05/12/2011)

Commenta
Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.

0 Comments



Be the first to comment!


You must be logged in to post a comment.