The Vaccines – Come of Age

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
9.0


Voto
8.0

8/ 10

di Federico Norcia

Ci sono un paio di premesse che è bene fare ogni qual volta ci si ritrovi a parlare dei Vaccines. Punto primo: Justin Young e soci hanno deciso che da grandi volevano fare i musicisti da appena due anni. Punto secondo: in questo breve ma intenso lasso di tempo hanno già sfornato due album in grado di far saltare a ritmo di indie le platee di mezzo mondo. Detto ciò, memori dei fasti di What did you expect from the Vaccines, ci accingiamo ad ascoltare Come of Age, il nuovo lavoro della band londinese, con un carico di speranze ed aspettative.

Sulla opening track abbiamo già speso parole su parole (in senso positivo) giacché No Hope  ha anticipato di molto l’uscita dell’album, non sotto le vesti di un vero e proprio singolo, bensì di un EP che invogliava non poco all’ascolto del lavoro completo. Segue I Always Knew, che si presenta come una ballatona-sixties cammuffata da pezzo moderno per via di quei famosi 130 bpm che sembrano oramai diventati il marchio di fabbrica dei The Vaccines. Il ritmo non cala di una virgola nemmeno in Teenage Icon: traccia di batteria che pare il plagio di Wreckin’ Bar con chitarre distorte che più indie di così non si può. Costruire un album con soli tre accordi non è affar semplice, ma What did you expect from the the VaccinesVaccines è la prova che ciò è possibile. La vera sfida però non è farne uno, ma due. Ecco allora che la vena creativa va leggermente scemando in alcune delle tracce che seguono. Non fraintendiamoci, il valore assoluto rimane comunque piuttosto alto ma è dura non rimanere leggermente delusi se si paragonano brani come Weirdo, Lonely World Bad Mood a pezzi del calibro di Norgaard, Wetsuit Family Friend. I wish I was a girl poi, si discosta un pò dal sound più classico dei vaccini e si presenta come un brano meno incazzato del solito, segno che forse il gruppo stesso è alla ricerca di sonorità diverse. L’album si chiude con Misbehaviour, che potremmo definire (con buona approssimazione) la “nuova Noorgard“, uno di quei pezzi che “se li ascolti, poi sei felice per forza”. Dopo circa 50 minuti di album ciò che ci rimane è un misto di sensazioni che spaziano tra gioia e rimpianto. Gioia perchè è impossibile ascoltare un album o anche solo un brano dei Vaccines e non fare salti di otto metri. Hanno la rara dote di mettere l’ascoltatore di buon umore e con il susseguirsi dei loro pezzi ogni problema sembra farsi da parte almeno per un po’. Rimpianto perché, nonostante tutto, ci aspettavamo qualcosa di più. Forse però tutto ciò è normale visto che il termine per definire il predecessore di Come of age è uno ed uno soltanto: perfetto. E si sa: il compito più duro per una band come i Vaccines non è fare il botto (vista la naturalezza con cui scrivono pezzi orecchiabili e facilmente ascoltabili da chiunque, cultori del genere e non) ma ripetersi.

 

(18/12/2012)

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Federico Norcia
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