The Ting Tings – Sounds from Nowheresville

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
4.0


Hype
5.0


Voto
5.0

5/ 10

di Giorgio Albano

Per chi li avesse già dimenticati i The Ting Tings nascono musicalmente in Inghilterra nel 2006 e sono formati soltanto da due componenti: Kate White (voce) e Julies de Martino (batteria e chitarra). Grazie ad “Great Dj”, fantastica hit del loro primo album che sicuramente vi ricorderete, scalarono le vette delle classifiche mondiali. Questo loro successo non fu però seguito da un album all’altezza e il gruppo fu presto dimenticato dai più. In questo 2012 i The Ting Tings sono tornati con un nuovo lavoro: “Sounds from Nowheresville” . Che come gruppo i The Ting Tings siano sempre stati piuttosto particolari e fuori dagli schemi non si è mai messo in dubbio, però questo disco è davvero difficile da descrivere. Indubbiamente alcuni cambiamenti rispetto al 2008, data del loro album di debutto “We Started Nothing “, ci sono stati e si sentono notevolmente. Il disco sembra più maturo e ricercato .Questa innegabile evoluzione ha però portato meno naturalezza e freschezza nel sound della band, caratteristiche che erano un po’ il punto di forza del gruppo nativo di . Si è persa quella vena pop e leggermente ribelle e sbarazzina che ti faceva ascoltare le canzoni con la forza di un tormentone. In ogni caso rimuginare troppo sul passato non ha senso quindi parliamo del disco e basta, anche se con un pizzico di amarezza. “Sounds from Nowheresville “ si apre con “Silence”, traccia cupa (aiutata anche da un video che valorizza questo lato della canzone) e piuttosto elettronica, futura hit per lanciare il disco.

Continuando ad ascoltare si notano due caratteristiche: da una parte l’oscillazione tra tracce decisamente ben riuscite e altre meno fortunate; altra caratteristica del disco,e comunque in generale del gruppo, il desiderio di sperimentare e non farsi incartare dentro generi ed etichette. L’ottava traccia dell’album” Day to day ” riassume in pieno quello che è stato appena detto.

Per il resto ci sono alcune tracce da segnalare come ottime hit ma il disco nel suo complesso non soddisfa, proprio a causa dei momenti di black-out tra una bella traccia e l’altra. Inoltre questo frenetico sperimentare soluzioni e stili diversi rende il disco poco scorrevole anche se tutt’altro che monotono e monocorde. Come dicevo prima si possono segnalare alcune tracce  papabili per diventare future hit: “One by one” è sicuramenteuna di queste. La canzone si abbandona completamente alle sponde elettroniche e si avvicina ad uno stile simile a quello dei vari Crystal Castles ma risultando meno spigoloso e più pop.

Un altro pezzo degno di essere segnalato è “Gugghanheim”. Parlata in cui viene fuori tutta la bellezza della voce di Kate, che guida insieme ad un riff ripetitivo ed ipnotico fino ad un finale che ricorda i primi Ting Tings anche se con meno successo e spensieratezza. Purtroppo si salva poco altro ed è davvero un peccato.

(11/02/2012)

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Giorgio Albano
Giorgio Albano

Redattore.