The Tallest Man On Earth – There’s No Leaving Now

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.0


Voto
7.3

7.3/ 10

di Edoardo D'Amato

Immaginatevi una di quelle strade americane sempre dritte, il tramonto rossissimo e una decappottabile anni ’70 ad accompagnarvi per il vostro viaggio. Se siete persone ancorate alle spalle dei giganti sicuramente con voi porterete un bel disco di Bob Dylan, magari Highway 61 Revisited. Se però siete amanti del buono(c’è, non disperate) che l’oggi ci offre, allora nel vostro cruscotto non mancherà The Tallest Man On Earth. All’anagrafe Kristian Matsson, cantautore svedese quasi trentenne, ha pubblicato il suo terzo album in studio: There’s No Leaving Now avrebbe forse dovuto rappresentare la svolta elettrica del cantautore nordico, ciò che effettivamente fu per Bob Highway 61. Gli intenti elettrici manifestati in The Dreamer però non sono gli unici che si concretizzano nel nuovo disco: infatti c’è pur sempre molto spazio per il vero Matsson, per le sue idee che non cambiano, insomma per quel folk con l’acustica di dylaniana memoria. Questa viene prepotentemente fuori in 1904, che succede a Leading Me Now, traccia che aveva riportato il cantautore sui sentieri tracciati già in The Wild Hunt, dopo le due tracce d’apertura del disco che tentavano appunto di aprire alla svolta elettrica. Una vera e propria svolta non c’è stata, però la chitarra elettrica è stata inserita definitivamente, il piano è ben presente, e c’è anche spazio per qualche comparsa della batteria. Gli slide country di  Bright Lanterns ci conducono nel cuore del disco, rappresentato dalla title track: si tratta di una ballata, di una poesia volutamente scarna, in cui il piano accompagna la voce tenera e quasi imberbe di Matsson. Si tratta di un pezzo innanzitutto diretto, intenso, che rappresenta al meglio l’esigenza del cantautore di voler comunque inserire qualche tassello in più al suo modo di comporre. Forse Tallest è uno di quegli artisti che si possono permettere qualche novità di tanto in tanto, ma quando tornano all’ovile piacciono sempre: è il caso di Wind and Walls, con al centro questa volta la chitarra. Chiude un più che onesto lavoro On Every Page, traccia dal sapore latino e spagnoleggiante. Il terzo disco è perciò più complesso e variegato dei precedenti, ma non per questo il modus operandi di Matsson (che piace senza ma) viene snaturato, ma anzi ne esce arricchito.

(25/06/2012)

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Edoardo D'Amato
Edoardo D'Amato

Direttore. Classe 1990, ho visto nascere OUTsiders e ora cresce insieme a me. Collaboro anche presso il network www.fantagazzetta.com.