The Staves – Dead & Born & Grown

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
6.0


Voto
6.0

6/ 10

di Giacomo Dalla Valentina

Eccone altre. Ne arrivano a fiotti, ultimamente. Alte o basse, more o bionde, da sole o in gruppo: sono le cantautrici folk.
Sono tante, tantissime, ma riescono (quasi) tutte ad avere un discreto successo, declinando più o meno personalmente la fortunatissima formula Mumford & Sons (un folk semplice, d’impatto, carico d’ispirazione e vitalità), cercando, nella quasi totalità dei casi, di farcirla con sonorità anni ’60 à la Joni Mitchell. In questo caso parliamo di un trio di sorelle inglesi, le The Staves (Emily, Camilla e Jessica Staveley-Taylor), che si sono già fatte sentire in tutta Europa (e anche in Italia, come Outsiders aveva testimoniato), seguendo Bon Iver nel suo tour nel Vecchio Continente.
Cresciute a Watford, figlie di un’insegnante e di un uomo d’affari entrambi appassionati dei grandi del folk (primi tra tutti Crosby, Stills, Nash & Young), le sorelle Staveley-Taylor fanno parte di quella folta schiera di giovani musicisti, quasi tutti provenienti dall’Europa settentrionale, che, in reazione ad un pop industriale e senz’anima hanno voluto dar voce ad una musica sincera e di qualità, per quanto spesso banale o comunque priva di uno sguardo sul futuro.
Il primo pensiero va, ovviamente, ad altre celebri sorelle, le svedesi First Aid Kit, già autrici di due fortunati album (e detentrici del primato d’aver commosso Patti Smith) e anch’esse caratterizzate da una musica in cui le chitarre (obbligatoriamente acustiche) e le voci delicate fanno da protagoniste assolute.
Anche in questo caso sono evidenti le qualità canore: le voci delle tre sorelle, tra loro non dissimili, si amalgamano in un tessuto sonoro e melodico piacevole, a tratti gioioso a tratti malinconico. Le ispirazioni bucoliche non mancano, come anche momenti di maggiore pathos; cionondimeno le tre Staves difettano di qualcosa che permetta loro di distinguersi dalla massa, di conquistare, oltre ai (relativamente) pochi appassionati del genere, anche l’ascoltatore medio.

Tra i pezzi migliori del disco, la traccia d’apertura Wisely & Snow, un’invocazione corale (Brother / You will never know / All the things I did for you) che tanto ricorda la Mother di John Lennon; altri bei momenti con Pay Us No Mind (nella quale le ragazze cercano sonorità meno bucoliche, avvicinandosi al blues), mentre le precedenti Gone Tomorrow e The Motherlode, come anche Facing West (dove la chitarra è accompagnata da un banjo fin troppo scontato) sono facilmente dimenticabili.
Molto meglio con In The Long Run, classica canzone su amore, errori e speranze, ma confezionata con grande abilità: l’arpeggio che inizialmente accompagna la voce delle sorelle si fa sempre più incalzante, dando vivacità alla melodia. E se lo stesso schema sta alla base della title track (Dead & Born & Grown), come anche per Winter Trees, che con il suo notevole crescendo fa pensare ad un altro fenomeno musicale folk dell’ultimo anno, gli islandesi Of Monsters and Men.

Tra ultime tracce, che ripetono senza particolare enfasi lo stile ormai definito delle Staves, risalta particolarmente Mexico, canzone già presente sul web da qualche tempo, capace infatti di sintetizzare in breve pregi e difetti di questa nuova line-up inglese.
Se fossero salite sui palchi qualche anno fa, queste ragazze sarebbero forse riuscite a conquistare le platee: ma ormai il treno dei musicisti (tra cui i già citati Mumford & Sons, i primi Noah & The Whale o Laura Marling) che hanno saputo al meglio citare e interpretare il folk d’annata di CSN&Y e Joni Mitchell è passato, e questi sono riusciti a crearsi una posizione privilegiata.
A tutti gli altri, comprese queste tre sorelle, tanto deliziose quanto prive del carattere necessario, non resta che andare avanti a piedi, nella speranza che qualcuno ne venga per qualche motivo ammaliato e ne faccia propria la causa. Ma, per questa volta, non è il mio caso.

(27/11/2012)

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Giacomo Dalla Valentina
Giacomo Dalla Valentina

Piemontese di nascita, milanese d'adozione, studio giurisprudenza @ Statale di Milano. Appassionato lettore e collaboratore di OUTsiders.