The Real Tuesday Weld – Songs for The Last Werewolf

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.5


Voto
7.8

7.8/ 10

di Davide Agazzi

Non è forse tardi per pensare ad un Concept Album? Proprio oggi, nell’epoca del fast food musicale e dell’ascolto virtuale? Pare proprio di no. Questo almeno pensano Stephen Coates e Glen Duncan, i due grandi amici d’Oltremanica, autori di questa nuova collaborazione. Il primo, Coates, è il leader dei Real Tuesday Weld, gruppo britannico sempre pronto a vivere ai margini della carriera musicale. Il secondo, Duncan, è uno scrittore inglese reduce dalla sua ultima fatica, The Last Werewolf (L’ultimo Lupo Mannaro). Così, di punto in bianco, nasce l’idea. Creare la colonna sonora del libro, una novella dalle tinte macabre ed oscure, che ben si sposa con le revisitazioni musicali dell’enigmatico musicista. Un esperimento già effettuato e già gradito, come testimonia I, Lucifer, altro libro di Duncan, del 2002, dal quale sono  stati estrapolati sia l’album che il film. The Last Werewolf è un ritorno al passato, nella forma e nei contenuti. Nulla di nuovo per uno che ha fondato l’etichetta Antique Beat, forse la miglior definizione di un genere musicale tanto variegato. Non c’è solo musica, ma un’idea, un art rock prepotente, che inizia con veemenza sulle ubriacanti note country-blues di Wolfman, rauco ululato al chiaro di luna. Poi, come si è detto, emerge l’elemento retrò, che sia finemente riproposto sulla tastiera di Lupine Walz, decisamente stravolto in chiave disco (Love Lust Money) o ancora rielaborato su tendenze electro-swing. Infine, a fare da sfondo a questa orrorifica novella, l’ingombrante fantasma di Django Reinhardt, per rivivere in chiave pop decenni di jazz manouche. Non mancano le collaborazioni: quella con le Puppini Sisters, trio femminile londinese affezionato allo swing anni ’40 (The Hunt)e quella con Pinkie Mclure, voce scozzese d’avanguardia, reduce dal progetto Pumajaw con John Wills e qui drammaticamente presente con Save Me e nell’ultima, splendida, Let It Come Down. Da un lato, la figura del lupo mannaro viene stravolta, mescolando amore e crudeltà e dando nuova luce alla polverosa immagine del licantropo sanguinario, dall’altro, i Real Tuesday Weld stravolgono la musica di oggi, mettendo insieme un futuristico cabaret parigino con sintetizzatori anni ’80. Il disco scorre veloce, delinenando accuratamente questo jazz-pop-elettronico, brutale e delicato al tempo stesso. D’un tratto, ci si risveglia lentamente, pensando alla notte appena terminata, alle ombre della propria stanza, alle prime luci del mattino. Nessuno saprà mai cos’è successo davvero.

(23/01/2012)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.

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