The Men – New Moon

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
8.0


Voto
7.7

7.7/ 10

di Max Sannella

La New York dei The Men non ha più i cristalli dei grattacieli, i suoni incalliti e giallognoli dei taxi seriali o l’olezzo costipante di hot-dog in mostra  tra un’avenue e l’altra. Ora la loro Big Apple si è voltata ad un fragoroso rock’n’roll a tratti punkerizzato, intinto nei suoni del sud, folk e rock, legati da storte deviazioni country – che si, conoscendo dapprima la loro indole sonora, spiazzano o smontano tutte le attenzioni che gli si erano create intorno – ma poi, a rodaggio di tre o quattro laps stereo, la “cosa” prende forma e quello che era storto ora si raddrizza alla meraviglia e New Moon,  questo il nuovo lavoro, si accaparra subito un posto d’onore tra gli ascolti più figaccioni di questa giro boa di fine estate.

E’ un gran bel boato di chitarre fuzzate, slide, pedaliere violentate, dolcezze e sputi in faccia, velocità e attimi di ripresa fiato, senza mai dimenticare il vizio di base, che è poi quel ronzio noise che fa marchio e logo alla loro vivacità antistatica; dodici piste surriscaldanti a dovere che sono evoluzione naturale del percorso della band, tradizione, indie e elettricità a dispersione per un disco che – una volta fatto assaggiare al lettore – da il meglio di sé, spacca, per dirla “alla giovanile” e le sue accelerazioni chitarristiche danno veramente il sentore di sfiato terribile, di mancanza d’aria; col precedente Open  Your Heart, la formazione americana già aveva dato da sentire cambiamenti in aria, ora la certezza è integrale e questo bel disco ne è la cartina tornasole. E per testare che sia una “nuova luna” propiziatoria occorre un volume alzato al massimo ed un paio d’orecchi ben disposte a farsi colonizzare per un tot di tempo dai running amperizzati di “ Without face”, “The brass”, “Freaky”, “Supermoon” poi, come a rifarsi un po’ l’udito sballottato sintonizzatevi sulle ballate folk rock tipo “Half angel  half light”, il languido lamento dello slide “High and lonesome”, o l’honky da mid-west che “Bird song”  – tra una sbavata d’armonica e un profumo di Ohio d’estate – fa dono a coloro che ne condividono le dolci svenevolezze. Da New York, una trasformazione valorosa ed un disco che da la scossa, in tutti i sensi.

(26/08/2013)

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Max Sannella
Max Sannella

Redattore.Parolaio e giornalista da 20 anni, tra note e distorsori, con l'Umbria come terra e la musica come amante.