The Magnetic Fields – Love At The Bottom Of The Sea

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
6.5


Voto
6.5

6.5/ 10

di Davide Agazzi

Prima di essere il nuovo disco dei Magnetic Fields, Love at The bottom Of  The Sea è il ritorno del gruppo di Merritt ad un tempo lontano, quel periodo fatto di synth-pop ed ecletticismo che aveva entusiasmato tutta la critica musicale degli anni ’90. Ora terminata la trilogia acustica (i, Distortion e Realism), il gruppo statunitense torna alle origini, con la stessa casa discografica di allora, la Merge, e produce questa creatura dalle tinte grige, che di fatto, nulla toglie e nulla aggiunge alla carriera della band. Il rammarico più grosso, dopo appena 34’ di canzoni, tutte più corte di 3’, è la parsimonia con cui Stephin Merritt utilizzi la propria voce, lasciando ampio spazio a quella femminile di Claudia Gonson. Un peccato, perché, senza nulla togliere alla cantante, il brano più riuscito è certamente Andrew in Drag, dove la maliconica e svogliata voce del nostro si mescola perfettamente con un motivetto tanto semplice quanto incisivo. Le canzoni scorrono veloci, l’elettro-pop stile Depeche Mode prende forma sulle note di God Want Us To Wait e si trasforma, nuovamente, nello scenario cupo e melenso di Born for Love. Il pop ricercato dei Magnetic Fields non è quello straripante della loro opera magna (69 Love Songs), ma più conciso, ristretto e, inevitabilmente, sintetico. Con il trascorrere delle tracce l’entusiasmo scema, lasciando però alcuni simpatici siparietti come Horrible Party, I don’t like your Tonee la dedica finale , All She Cares About Is Mariachi, alle intrepide chitarre messicane. Love At The Bottom Of The Sea non viene certamente scolpito nell’Olimpo del pop, ma ricordato come un fugace ritorno di una delle menti più brillanti di questo particolare ramo musicale. Un ritorno che poteva essere certamente più incisivo, ma che, in fin dei conti, non doveva essere diverso da così: rapido e scanzonato. Un’ottima filosofia di vita.

(29/03/2012)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.