The Maccabees – Give to the wild

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.8


Voto
7.4

7.4/ 10

di Lorenzo Modica

Terzo album per la band londinese, lavoro che arriva dua anni dopo Wall of Arms, disco che li ha confermati dopo il loro esordio.
Li ricordiamo con i classici ritmi frenetici e divertenti delle band del 2000, eppure il nuovo album dal titolo Give to the wild, inizia con l’ Intro che sembra prepararci ad un album diverso e Child, la prima canzone del disco lo conferma.
Suoni aperti, pieni di reverb, arricchiti da un gran gioco di basso che è molto più di un sottofondo. La voce del leader Orlando Weeks è un coro prolungato e quando a metà canzone le chitarre danno un motivo al pezzo, si crea un unico suono che è piacevole ma anche sorprendente. Feel to follow inizia come un brano lento, ma anche se cambia in corsa, si aggiunge ai brani precedenti, cosicchè anche questo diventa un brano d’atmosfera, privo di veri spunti.

Nonostante loro dichiarino che non sono una band religiosa, accusa causata dal loro nome il quale deriva da una popolazione citata nella Bibbia, i Maccabees sembra proprio che questa volta abbiano letto il libro sacro e ne siano rimasti colpiti in qualche modo. La loro musica sembra arrivare dal profondo: voci ancestrali, e suoni pieni da poter essere usati come sfondo ad un film apocalittico. Il loro stile si avvicina molto a quello dei Muse di qualche anno fa.

Ayala e Glimmer sono due bei brani in cui l’uso di synth e di dolci melodie che vanno in crescendo diventano ottimi escamotages per ammaliare l’ascoltatore. Forever I’ve known è il brano che volevamo sentire sin dall’inizio, che se anche si mostra con la stessa struttura delle altre canzoni nel suo crescendo di potenza, possiede qualcosa in più.
Give to the Wild è un album introspettivo, un album che allontana i Maccabees da quell’ indie rock così spensierato delle band del Regno Unito, per loro è un passo che li ha fatti crescere e capire le potenzialità dei loro mezzi. La delusione dei loro fans è comprensibile, però è un album ben fatto e che sulle spalle ha una certa maturità.

I ragazzi dei quartieri di Londra per il singolo di presentazione di Give to the wild hanno scelto Pelikan, forse perchè ricorda maggiormente i vecchi lavori e forse cercava di illudere che nulla fosse cambiato, anche se era già possibile intuire qualcosa. Ben ritmato e con il classico timbro vocale indie ma miscelato con i suoni più mistici presenti nei brani precedenti.

Went away si trova sulla stessa lunghezza d’onda di Pelikan, mentre il rock e l’elettronica si incrociano perfettamente nel resto dei brani come Go e Unknown, uno dei brani più crudi come suoni ma più angelici come voci. Finali epici per Grew up at Midnight e Slowly one.

Scelta saggia o scelta difficile quanto sbagliata per i The Maccabees che cambiando completamente rotta potrebbero aver perso i fans amanti dell’Indie rock, in qualsiasi caso è da apprezzare una scelta del genere poichè è stata eseguita in modo eccellente, soprattutto con uno stile che seppur non gli apparteneva  l’hanno reso proprio, canzone dopo canzone.

(26/01/2012)

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Lorenzo Modica
Lorenzo Modica

Redattore. Scrive sul webzine OUTsiders dal 2011, frequenta la facoltà di Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Studi di Torino. Appassionato di rock, indie rock, e sottogeneri. Contatti: owomoyela90@gmail.com

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