The Leisure Society – Alone Aboard The Ark

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.3

7.3/ 10

di Giacomo Dalla Valentina

Leisure Society

Quando si ascolta per la prima volta la musica dei The Leisure Society l’impressione è una sola: è perfetta. Non nel senso che sia la migliore musica mai scritta, ma piuttosto per il fatto che è priva di imperfezioni, levigata e dolce e armoniosa come poche realtà musicali attuali.
Arrivati ora al terzo album (Alone Aboard in the Ark), la band fondata da Nick Hemmings e Christian Hardy, entrambi provenienti dall’inglesissima Burton-upon-Trent nello Staffordshire, è dal 2009 una vera e propria fucina di perle musicali, tanto che il loro esordio, The Sleeper, divenne un caso mediatico (già The Last Of The Melting Snow, singolo di debutto, fu candidato all’Ivor Novello “Best Song Musically & Lyrically” Award).
In effetti The Sleeper fu (ed è tuttora) un album incredibile, la cui inclinazione al folk è così pura e intuitiva che non può non piacere: lontani dagli eccessi baroccheggianti di Beirut e affini, dalla mascolinità cittadina dei Mumford o dalla leziosità di un Justin Vernon, la band di Nick Hemmings è artefice di una musica nella quale la ricerca della melodia perfetta è la locomotiva che traina tutta la loro produzione con risultati sorprendenti. Più vicini, sotto questo punto di vista, agli americanissimi Fleet Foxes o ai primissimi Noah & The Whale -quelli di 2 Atoms in a Molecule e Shape of My Heart– e allo scozzese King Creosote (del quale, all’interno dell’alluvionale discografia, è indimenticabile e pietra miliare del folk moderno Diamond Mine, in collaborazione con l’eclettico Jon Hopkins), i Leisure Society plasmano con classe una musica dalla quale è (troppo?) facile trarre un piacere viscerale.

Tornando al nostro album, infatti, basta avviare il disco per tirare un sospiro di sollievo: il duo inglese non se n’è andato, non ha cambiato direzione, è ancora qui che con semplicità si diverte con le nostre emozioni che, come fa il bambino che sulla spiaggia gioca con le biglie, vengono fatte rotolare lungo un percorso già tracciato. Felicità, nostalgia, eccitazione: per i Leisure Society non sono altro che macchie di colore su una tavolozza con la quale dipingere un grande quadro nel quale tutti possiamo trovare la nostra collocazione.
Così come i fiati iniziali di Fight for Everyone e la melodia quasi demenziale di Life is a Cabriolet sono in grado di alleggerire la mente e ripulirla dalle inutili scorie della vita quotidiana, non manca il loro peculiare senso di nostalgia disseminato qua e là (We Go Together, Another Sunday Psalm) o quel costante senso di leggerezza e ironia che rende tutto terribilmente affascinante.
Di fronte alla delusione di certi appassionati che, al terzo album, si sarebbero aspettati qualcosa di più, non si può che rimproverare una certa limitatezza di visione, in quanto ci sono band nate per essere sempre alla ricerca del “qualcosa in più”, mentre per i Leisure Society, druidi delle corde dell’anima, è la normalità stessa, nelle sue infinite sfaccettature, a costituire il non plus ultra.

(24/07/2013)

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Giacomo Dalla Valentina
Giacomo Dalla Valentina

Piemontese di nascita, milanese d'adozione, studio giurisprudenza @ Statale di Milano. Appassionato lettore e collaboratore di OUTsiders.