The Knife – Shaking The Habitual

Scheda
Rispetto al genere
9.0


Rispetto alla carriera
8.5


Hype
8.5


Voto
8.7

8.7/ 10

di Matteo Monaco

Il gioco, il lavoro e la poesia: l’uno che rincorre l’altro, divisi sotto ad un tessuto logico che appare omogeneo, quando invece – lontano dagli occhi – si amalgamano in un torrente indistinto di forme nuove e di idee ispiratrici. Facendo le dovute presentazioni, ecco il duo norvegese di The Knife. Un tandem che ha saputo giocare, lavorare e dedicarsi alla poesia senza porre ostacoli di categoria al fluire della rappresentazione. Prima baloccandosi con la house a tinte minimaliste e parodistiche di Deep Cuts (di cui molti ricordano la cavalcata di Heartbeats), poi guadagnando consensi con gli arpeggi synth-pop del monolitico Silent Shout, ora tentando di intonare la propria voce con quella delle Musa, nel nuovo Shaking The Abitual.
“Nomen omen”? La risposta è un doppio sì, a giudicare dagli affondi in pieno petto che hanno caratterizzato la storia del Coltello scandinavo e dal titolo scelto per quest’ultima fatica. Shaking The Abitual si propone di scacciare la routine – quella che mai ha fatto capolino nella carriera del duo – e di privarsi dei facili raccolti di un terreno fertile. Per farsi un’idea, basterebbe partire dai 19 minuti di Old Dreams Waiting To Be Realized, tremebondi e scuri come i fondali del Mare del Nord, o dalla johncaleiana schizofrenia di Fracking Fluid Injection. Tra le mani abbiamo un disco indigesto e irto di spine, lungo come un sermone e apparentemente privo di logica interna. C’è proprio di tutto, dal punjabi-style di Without You My Life Would Be Boring fino alla tensione operistica di Wrap Your Arms Around Me, passando dal colorato circo dei Matmos in A Tooth For An Eye e sotto la mano germanica di un Trentemoller da antologia nel thriller di Full Of Fire. Ma i The Knife non esordiscono oggi, e sono arrivati fino a qui grazie a dieci anni di metamorfosi camaleontiche: per questo allarghiamo un sorriso mentre Stay Out Here ci riporta nei basement più sordidi di Stoccolma e quando Ready To Lose si inerpica nel crooning elettronico, snocciolando senza difficoltà il mestiere dei veri professionisti.
Il gioco, il lavoro e la poesia restano categorie, da cui i capolavori attingono e spesso prescindono. I The Knife, giunti alla liberazione dalla catene di genere dopo averne appreso pazientemente i dettagli, hanno appena firmato il loro.

(23/04/2013)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.