The Kingsbury Manx – Bronze Age

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Max Sannella

Tutto si costruisce piano piano, attimo per attimo, e se necessario – lungo la tortuosa strada della musica – c’è chi ha voluto rivedere il proprio motore stilistico per non rimanere stritolato nelle pastoie dei vicoli chiusi. Non a caso i Kingsbury Manx, per incidere il nuovo Bronze Age, non hanno esitato un secondo nel ricorrere alle considerazione e consigli di un grande come Jorgensen dei Wilco, e da li in poi le visioni sono davvero tutt’altre.
In questa civiltà dei consumi di massa e di fretta, l’ascolto di certi dischi pare essere una cosa da secchioni incalliti. Amare certe tonalità potrebbero essere cose da trogloditi, ma nonostante tutto tra le migliaia di produzioni indie che intasano ovunque si va a cercare questa musica, più che per riscoprire, per trarne effetti quasi miracolistici per il proprio spirito; il folk-rock della band americana non è quello melenso o produttifero per stacchetti pubblicitari, bensì una delicata operazione di redenzione, con i Byrds e certi Simon & Garfunkel in tasca che tornano (modernizzati) in quei territori di nuvole e di sole pregevoli, tra ricordi e nuovi orizzonti da esplorare, e l’ascolto ne giova molto. Forse perchè tra una tostatura d’arte e un viaggio sui binari di alcune stand-out-track si può anche definitivamente conoscere noi stessi.
Infinite sfumature e momenti psych-folk si fanno notare senza sforzo, con tracce che conferiscono l’aspetto ora melanconico ora brioso all’immaginario estetico e stilistico della band al pari d’un ricambio d’aria, specie se confrontato col precedente “Ascenseur Ouvert!”. I nostri cari americani mettono insieme le loro necessità, le loro disponibilità al servizio di chi ama tutto quello che ruota intorno a progetti e sonorizzazioni suggestivi e di ottima fattura. E non è affatto arduo pronosticare cosa il quartetto di Chapell Hill mette nel piatto: potremmo considerarlo Neo Acoustic Movement, ma è poi l’ascolto totale a fare lo spessore di quello che gira beatamente qui dentro; le belle lounge ballad How things are done, Concubine, la gigionesca andatura di pop In the catacombs e il beat comodone che sculetta ruffiano in Solely Bavaria sono le rappresentanze giuste per evidenziare questo disco ironico e dolciastro, e che si fa irresistibile se ascoltato verso il tramonto.

(06/06/2013)

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Max Sannella
Max Sannella

Redattore.Parolaio e giornalista da 20 anni, tra note e distorsori, con l'Umbria come terra e la musica come amante.