The Killers – Battle Born

Scheda
Rispetto al genere
5.5


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
6.0


Voto
5.8

5.8/ 10

di Federico Norcia

Il tempo passa per tutti, scorre fino a farci crescere e maturare spiritualmente ed intellettualmente, ma può anche logorarci in maniera inesorabile. Ed è proprio il tempo scandito dal ticchettìo di un metronomo digitale ad aprire il nuovo album dei Killers, Battle Born, il quarto della band di Las Vegas. Questo nuovo lavoro ha il duro compito di scacciare dalla mente degli ascoltatori le mille perplessità generate dal suo predecessore, Day and Age. Ed ecco che allora Brandon Flowers e compagni entrano in “modalità reset” e provano a ricominciare da zero, ritornando a quel sound pop-rock che aveva caratterizzato i loro primi lavori (leggasi Hot Fuss). Flash and Bone, intro del disco, è una traccia in bilico tra sound moderno e rock anni ’80, in un’escalation di cori, synth e assoli di chitarra che ci proiettano direttamente verso Runaways, secondo brano e primo singolo estratto dall’album.

Sin dal primo momento si intuisce un’ influenza alla Where the streets have no name.Roba da fare invidia a Bono & co.

Azzeccato come primo singolo, ma decisamente inferiore a lavori del calibro di Somebody Told Me, Runaways è uno dei momenti migliori dell’album. Tutto il sound “eighties” di Battle born è poi sintetizzato nel riff di chitarra di pezzi come The Way it is e A matter of Time.

Ad ascoltare Deadlines and Commitments poi, riecheggiano nell’orecchio le sonorità dei Toto e ti viene inevitabilmente da pensare: “quelli si che erano bei tempi”.

E’ con “Miss Atomic Bomb” che ritroviamo il famoso “Stile Killers”, quello di Mr.Brightside e, perché no, di Human.

Il tridente “synth-eighties-pop” prende forma anche in tracce come The rising tide e Battle Born,la title-track, il cui livello non è poi così basso ma che, per dirla in parole povere, “non vanno da nessuna parte”. Ed è forse questo uno dei punti deboli di questo lavoro. Da un disco come questo ci si aspetta che decolli da un momento all’altro, cosa che purtroppo non avviene nonostante la buona qualità di molti brani. In conclusione Battle Born non è di certo quella che potremmo definire una pietra miliare ma allo stesso tempo non è da buttare via anzi, a tratti, non fa rimpiangere i grandi fasti del passato. Poteva andare meglio, ma anche molto peggio.

(20/09/2012)

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Federico Norcia
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