The Gathering – Disclosure

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Alekos Capelli

Disclosure è la seconda prova sulla lunga distanza per i The Gathering post Anneke Van Giersbergen, amatissima vocalist da qualche anno alle prese con vari progetti musicali (in primis in veste solista, come Agua De Annique). La sua sostituta Silje Wergeland (anche con Octavia Sperati) ha comunque saputo raccogliere degnamente il pesante retaggio artistico lasciato dalla talentuosa front-woman olandese, trovando una valida e gradevole via mediana, fra interpretazione personale, e linee melodiche evocative del recente passato. Decimo full-length in carriera (dal seminale vagito death/doom Always, 1992), Disclosure recupera appieno entusiasmo e passione, abbastanza assenti nel precedente The West Pole (2009), album per forza di cose discontinuo e di passaggio, ribadendo la genuina verve sperimentale e composita, caratteristica distintiva dei fratelli Rutten e compagni, parallelamente alla sempre presente componente melodica, attraverso la quale il gruppo ha saputo progressivamente ma costantemente allargare i propri orizzonti, pubblico e traguardi. Il loro atmospheric rock di classe risplende con tutta la spontaneità e la freschezza necessarie, sulle iniziali Paper Waves e Meltdown, brani semplici e molto orecchiabili, perfetti per iniziare e introdurre il disco, ma The Gathering è sempre stato sinonimo di mutevolezza e fantasia, e infatti Heroes For Ghosts (citazione dei Pink Floyd?), le due Gemini e I Can See Four Miles mostrano tutto quel ricco bouquet di influenze seventies e prog, che hanno caratterizzato i migliori episodi passati del gruppo olandese (ad esempio How to Measure A Planet, 1998; Souvenirs, 2003). La struttura di queste otto composizioni, che si avvalgono di una produzione molto calda e avvolgente, si basa in misura equivalente sulle chitarre di René e sulle tastiere di Frank Boeijen, convincendo pur senza stupire, grazie a un piglio sicuro ed esperto, che, a differenza del passato, in questa sede non lascia molto spazio a novità stilistiche vere e proprie. In buona sostanza i The Gathering marchiati 2012 appaiono come una band coesa e in ottima forma, dotata di notevoli singolarità, capaci di lavorare di concerto, ottenendo risultati senza dubbio gradevoli e coinvolgenti, debitamente collegati al proprio passato, ma altrettanto necessariamente proiettati verso il futuro.

(15/09/2012)

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Alekos Capelli
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