The Flaming Lips – The Terror

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
8.5


Hype
8.0


Voto
8.3

8.3/ 10

di Marco Favaro

flaming2

D’istinto, non mi fido completamente delle dichiarazioni di Wayne Coyne. Troppo, in tutta la sua opera e vita, si è concentrato su quanto e come l’artista debba esporsi al mondo, sulla comunicazione e su come sfumarne le verità, sulle tante situazioni giocose a cui può essere ridotto il mondo. Quindi non so se davvero il nuovo album The Terror, che esce nel trentennale dei Flaming Lips, parli della mancanza di speranza – come ha detto Coyne – dell’inevitabilità che alcune cose e situazioni siano senza speranza; se cerchi di esorcizzare il dolore del frontman a seguito della fine della relazione con la moglie Michelle, e il terrore che “anche se senza amore, la vita vada avanti”. Forse l’unico terrore di Wayne Coyne è svegliarsi una mattina senza sapere cosa fare dei Flaming Lips, una band che individua la sua  essenza proprio nel miscuglio inscindibile tra finzione, gioco e verità. Ma con The Terror le cose sono un po’ diverse: effonde una bellezza disadorna che suona inevitabilmente sincera e, davvero, sembra che Wayne Coyne cali la maschera ludica per introdurci in un luogo spoglio dove aleggiano domande cruciali e oneste, dove ha spalmato molto del suo Io, con tutti gli strascichi di egocentrismo, terrore bambino e terrore adulto.

 È un album di paesaggi mentali e paesaggi sonori – richiamati immediatamente dalla copertina impastata di colori primari.  La batteria di Look…The Sun Is Rising regge la tela su cui vengono  applicate larghe pennellate di synth, chitarre a strappi e una voce dolce e lontanissima. Poi la ritmica scivola sul fondo, dove rimane come un’unica pulsazione, nella quasi liturgica Be Free, Away. Il disco continua a descrivere la variazione dello spazio intorno a noi: Try To Explain, che ricorda i Pink Floyd per sonorità e per come affronta in modo trionfale l’assenza di risposte certe, la lunghissima The Lust con la sua coda rarefatta, poi The Terror, dove ricompaiono ritmo e contenute esplosioni di suono; siamo nel nulla mentale dell’incertezza, di un risveglio straniante che non riesce a ricomporre i pezzi di mondo intorno a sé. Segue You Are Alone, momento di tregua che introduce la nerissima Butterfly, How Long It Takes To Die, che si scompone lontano in piccoli acuti di terrore; ancora Turning Violence e, con chiusura circolare, Always There…In Our Hearts, che riprende batteria e suoni dell’iniziale Look…The Sun Is Rising.The Terror è sicuramente un disco coraggioso: richiede tempo per essere ascoltato nella sua completezza (davvero, è un lungo concept da band psichedelica di quarant’anni fa!) e concentrazione per riuscire a calarsi nella sua atmosfera, ossessiva e sfuggente.  Dipinge un paesaggio che continuamente si ritira sullo sfondo, inafferrabile.  Fa suonare una coscienza intermittente che emerge a tratti, per poi inabissarsi di nuovo.

(19/04/2013)

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Marco Favaro
Marco Favaro

Collaboratore. Cantante e chitarrista nei Dieci Piccoli Indiani.