[REVIEW] The Field – Cupid’s Head

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.0


Voto
7.0

7/ 10

di Matteo Monaco

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Cosa passa ultimamente per la testa di Cupido? Escludiamo da subito le serenate in combinata con rose e mandolino, e togliamo anche dal campo tutte le shakesperiane notti di mezza estate. Per capirci qualcosa in più serve trasferirsi nel sud della Svezia, per un pomeriggio di loop sintetici e di subwoofer a rischio sincope a casa di Alex Willner. Qui, nello studio di registrazione di The Field, il manifesto programmatico della dream-techno viaggia ancora a velocità sostenute – e si arricchisce di volta in volta di nuovi volti. Allora scopriamo subito che non c’è più tempo per il Lionel Ritchie di From Here We Go To Sublime, che aveva aperto al doppio seguito di Yesterday And Today e A Looping State Of Mind: se in passato la sorpresa risiedeva nella tecnica del campionamento tout court, spinta all’estremo limite della creazione di un intero happening techno attraverso il taglia-e-cuci di una sola canzone del suddetto Ritchie, oggi gli ospiti di casa Willner sono più avvezzi ai tic maniacali dell’anfitrione scandinavo. E si aspettano una svolta per salvare la serata.

Tocca a Cupido, dunque, riprendere le fila del discorso e aggiungere un tocco di umanità in mezzo ai colpi secchi del tecnicismo più rigido. La risposta sta già nell’intro di They Won’t See Me: due note di sintetizzatore e si parte subito alla volta di un nascondiglio, nel cuore della notte insieme a un The Field ansimante, per sfuggire alla caccia degli incubi digitalizzati che si annidano nelle foreste dei Vichinghi. Ma l’umanità – se non nella paura – sta anche nella nostalgia delle belle cose passate. I Kraftwerk stessi, magari, rievocati con un sabba di percussioni nella A Guided Tour sulle autostrade della Germania Ovest. Sono, in questo Cupid’s Head, rilanciate ed esaltate tutte le caratteristiche che hanno reso noto The Field alle penne della critica: un minutaggio che gioca con la definizione di “estenuante”, il collaudato esperimento kraut-techno della ripetizione melodica, gli squarci di voce umana a sovrastare di tanto in tanto le architetture robotiche dei pezzi in scaletta. Fatto sta che anche le molli tentazioni di Cupido vengano assimilate nella pentola hi-tech di The Field. In questo, l’epopea siderale di 20 Seconds Of Affection ci ricorda che un minuto di emotività non resiste ai perfetti ingranaggi di una macchina che suona sempre più futuristica. Gli invitati si rassegnino, perchè le serate a casa The Field non saranno mai troppo diverse da una dotta conversazione tra robot – alla faccia dei baci Perugina.

(31/10/2013)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.