The Drums – Portamento

Scheda
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di Matteo Monaco

Che stupendo giocattolo, il progetto The Drums. Da qualsiasi punto si tenti di afferrarlo, sfugge nella dorata liquidità di un suono mai completo, nel ritmo ansimante e minimale di ogni battuta, nelle liriche forse più inconcludenti che ermetiste. Tutt’altro, però, rispetto all’accozzaglia insensata di influssi che potrebbe sembrare: già nell’omonimo debutto, forte per il grande pubblico della “Let’s Go Surfing” cantata ai falò in spiaggia come nelle pubblicità delle auto francesi, i quattro di Brooklyn avevano focalizzato con lucidità gli intenti del gruppo. In una parola, unoriginal. Volendo addentrarsi nel discorso, invece, si può partire da un semplice accostamento alla poesia eighties dei The Smiths, per rilevare in seconda battuta le lezioni surf e una innocente urgenza dalle movenze melodiche soft-punk.

Una mescolanza di tendenze, all’insegna del più spudorato plagio, che non hanno mai fatto gridare allo scandalo. Perchè se nella fazione degli innocentisti si schiera chi ritiene The Drums un procedimento meta-storico, un’odierna utopia musicale volta a riempire lo spazio tra il 1978 del post-punk e il 1980 della new-wave, dall’altra è frequente incontrare il solitamente critico popolo dei blog in un calo di concentrazione. I principi di originalità e qualità, baluardo dell’ascoltatore nell’era dell’accesso libero ai nuovi media, paiono crollare di fronte a un sentimento ben più antico: l’affetto per la ripetizione. Non si spiegano altrimenti, i successi popolari che da sempre invadono le frequenze radiofoniche, in una gara di imitazione interrotta raramente da qualche timida novità. Come possono sottrarsi a queste logiche, il ritorno ai synth di foxxiana memoria e il look alla Madchester?

“Portamento”, con tutto il successo che l’aspetta, può terminare qui. Un gioco con dei verosimili, quanto non veri, ricordi di un passato dove sembra di aver già ascoltato queste armonie facili e accattivanti, con tanto di testi adolescenziali come in “Money”. Eppure c’è qualcosa d’altro, nel giocare con il bisogno retrospettivo che spinge il tasto play sui nastri consumati in gioventù. Sognare di tornare indietro, quando tutto era più innocente e i capelli andavano a caschetto, non è solo uno scherzo. The Drums, mentre il mondo cambia e prova a coprire le tracce alle nostre spalle, suonano per ricordarci chi siamo.

(13/09/2011)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.

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