The Cyborgs – Electric Chair

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
7.0


Voto
6.7

6.7/ 10

di Edoardo D'Amato

Balla, balla e non aver paura: non esistono più giustificazioni del tipo “non sono io che non il senso del ritmo, ma è il ritmo che non ha il senso di me”, ti devi buttare e non ci devi pensare, perchè se a farti muovere le gambine sarà la musica dei Cyborgs, allora sarai anche tu bello da vedere, non ti sentirai goffo e impacciato, non più. C’è qualcosa di profondamente tribale nei suoni che crea questa coppia di bluesmen capitolina: forse in questo Electric Chair manca un pezzo come Dancy, dove uno stile inverosimile e un riff di chitarra azzeccatissimo lo rendevano il gioiello del precedente album d’esordio, però questo duo si conferma una creatura originale e sempre interessante. Ancora una volta maggio, ancora una volta un’altra primavera annacquata: è questo il periodo in cui i Cyborgs decidono di partorire il loro blues esplosivo per farci ballare e scatenare sotto la pioggia, più selvaggi che mai. Il segreto di questa particolare coppia romana è in sostanza “parla come magni”: poche parole, ripetute all’infinità e sventagliate di chitarra in un modus operandi già tracciato nel primo omonimo disco, pubblicato esattamente due anni fa. Questi strani esseri metallici non ci pensano neppure a cambiare di una virgola un prodotto che ancora una volta funziona: la musica nera degli anni ’30 e ’60 modernizzata ai giorni nostri, cioè una giusta mescola di blues esplosivo, funk e boogie da ballare per tutta la notte. E allora ecco Hi Ha Doobie Do Ha e Claustrophobic, i manifesti degli amori musicali di questi due robot venuti da chissà dove: un ritmo martellante, travolgente, che ti entra in testa e non ti molla più. A tal proposito non si può poi non citare l’altro pezzo che racchiude in sé lo stile diretto dei Cyborgs: già dal titolo, The Shoes I Wear For Dance, si capisce quale sia l’intento del gruppo. Obiettivo centrato, però i Cyborgs stavolta hanno capito che non è un male cambiare di tanto in tanto, e lo fanno in I Know You Know. C’è spazio anche per ammiccamenti alla musica classica (ovviamente rivisitata) in Gag Time, mentre si sente l’essenza orientale e arabeggiante in Last War. Un disco fresco, perfetto per un estate movimentata e ricca di eventi, che si chiude con un omaggio ai Knack e alla loro inflazionatissima My Sharona.

(17/05/2013)

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Edoardo D'Amato
Edoardo D'Amato

Direttore. Classe 1990, ho visto nascere OUTsiders e ora cresce insieme a me. Collaboro anche presso il network www.fantagazzetta.com.