The Cult – Choice of Weapon

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.5


Voto
8.2

8.2/ 10

di Valerio Modica

Sono tornati gli sciamani dell’ hard rock anni ’80. Il loro nuovo lavoro Choice of  Weapon  è il terzo disco negli ultimi dieci anni  dopo Beyond Good and Evil (2001) e Born into This (2007) .
The Cult ci stupiscono favorevolmente grazie a una rinata intesa tra le due anime ribelli di Ian Astbury e Billy Duffy, splendidi songwriters&performers che nel lontano 1983 fondarono la band dalle ceneri dei Southern Death Cult. Il primo, sex symbol divino negli anni ’80  con voce grintosa, invasato della cultura dei pellerossa e ispirato da un certo James Douglas Morrison, insomma la risposta Hard-rock a Simon le Bon; il secondo eclettico e carismatico chitarrista sempre attento alla scelta dei suoni, è conosciutissimo per i suoi riff coloriti da effettistche varie. La band in questo lavoro trova forse la sua line-up migliore fino ad oggi, infatti con Astbury e Duffy ci sono Jhon Tempesta alla batteria (ex Testament, Exodus e White zombie Fame) e il bassista Chris Wyse , i quali si fanno notare in Choice of Weapon per una sezione ritmica quantomai pretenziosa, ma allo stesso tempo decisa e grintosa; non c’ è dubbio che certe scelte sono dovute al ricongiungimento dei Cult con il produttore Bob Rock, noto per ottenere sempre un gran suono. Ha partecipato alla produzione anche Chris Goss , vecchio amico dei Cult, ma non c’ è bisogno di temere di “aver troppi cuochi in cucina” anche perchè l’ album suona bene,fluido, le canzoni sono messe giù a nudo, roboanti con dei riff straordinari.

Si parte forte rockeggiando sulle note di Honey from a Knife, ma bastano pochi minuti per discendere nella filosofica e tenebrosa Elemental Light, dove lo sciamanico “Jim” Astbury si cala nel dramma profondo del capotribù smorzato solo dai graffi della Gretsch di Duffy.  Il terzo brano The Wolf  ha  un riff che rimanda molto al passato, mordendo fino all’ ultimo tra gli urlacci di uno scatenato Ian; segue la stupenda ballad oscura Life>Death la quale nel ritornello sembra riprendere delle armonie tipiche di David Bowie.  Occhio ad ascoltare il primo singolo estratto dall’ album For the animal  in macchina, rischiate di spingere a tavoletta oltre i limiti di velocità, soprattutto se vi lasciate trasportare da quel tintinnio di piano che segue le fulminanti schitarrate di Duffy. Un singolo azzeccatissimo. Lucifer è un pezzo energico e deciso,  forse uno dei pezzi più belli del disco, che segue linee ipnotiche e psichedeliche. Il brano conclusivo This night in the city forever rimane comunque molto dark, ma è un crescendo di emozioni, la rinascita dalle ceneri della fenicia, l’uscita lenta dal tunnel, la fine del buio.
Da qui riparte il talento dei The Cult, riacquistano creatività combinando suoni del passato, del presente e del futuro.

(05/08/2012)

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Valerio Modica
Valerio Modica

Studente di cinema al DAMS di Torino,appassionato di musica suona sia il basso che la tastiera.