The Cave Singers – Naomi

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
6.8

6.8/ 10

di Lorenzo Modica

Nel suo quarto album intitolato Naomi e prodotto di nuovo dall’etichetta Jagjaguwar, la band di Seattle, The Cave Singers, transita dal più grigio indie-folk degli album precedenti verso una musica che sembra nascere intorno ai vecchi fuochi da bivacco nelle foreste, prima di una battuta di caccia.
Sorto in origine come un trio, con il cantante Pete Quirk, il chitarrista Derek Fudesco e il batterista Marty Lund, recentemente evoluto in quartetto, con l’aggiunta del bassista e flautista Morgan Henderson (che ha anche suonato con i Blood Brothers e Fleet Foxes), il gruppo statunitense trae davvero benefici da tale profondità musicale, anche grazie al lavoro del produttore polacco Phil Ek ( già con Fleet Foxes e  Modest Mouse).
Ciò che rende Naomi così affascinante non è tanto l’immaginarsi  una musa immaginaria, evidentemente con lo stesso nome, pronta a traghettare l’ascoltatore attraverso il disco,  ma  l’interazione tra riff cantabili di Fudesco e il tenore di un graffiante Quirk. Ciò che rimane è uno specchio sonoro che evidenzia il marchio dei Cave Singers; per farsi un’idea basta ascoltare  i brani Northern Lights, Karen’s Car e Week to Week.
Nei testi, Naomi esplora temi simili al precedente lavoro della band – dipendenza, amore, Dio, solo per citarne alcuni – ma promuove un atteggiamento diverso. C’è una sofferenza meno cupa, ed una qualità più redentrice per la maggior parte dei brani. Questo è un cambiamento rinfrescante dal cupo terzo album della band, e questo cambiamento di tono ha un senso: l’album No Witch è stato scritto durante l’inverno, mentre Naomi è stato scritto in primavera e registrato in estate.
L’ottimismo in generale funziona sempre, ma spesso cade nel banale. Karen’s car, un’ode che sta poco in piedi dal titolo della canzone, risulta un po’ monotona, e non è sicuramente il punto più alto dell’album. Mentre il numero di chiusura dell’album, When the World, è anche ottimista ed energizzante, però il suo ritornello risulta abbastanza superficiale: “Quando il mondo sembra così freddo, allunga le mani, sarò il tuo uomo, io non ti lascerò mai” così canta il frontman Pete Quirk, centralizzando lo spirito di ogni singolo cantante folk di memoria recente.
Nel complesso, l’album è vistosamente più solare rispetto alle versioni precedenti della band. Le due canzoni di chiusura, in particolare, sono compagni perfetti per un viaggio lungo la costa ovest sulla Highway 101, con i piedi fuori dal finestrino. Anche se questo drastico cambiamento stilistico potrebbe attirare nuovi ascoltatori, si corre il rischio di allontanare i fan di lunga data vendendosi ad un business più facile, come spesso capita.

(02/04/2013)

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Lorenzo Modica
Lorenzo Modica

Redattore. Scrive sul webzine OUTsiders dal 2011, frequenta la facoltà di Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Studi di Torino. Appassionato di rock, indie rock, e sottogeneri. Contatti: owomoyela90@gmail.com