The Brian Jonestown Massacre – Aufheben

Scheda
Rispetto al genere
9.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.3

8.3/ 10

di Marco Favaro

Esce il 7 maggio Aufheben, nuovo disco dei Brian Jonestown Massacre, risultato della selezione operata sul materiale prodotto nelle loro sessions berlinesi (ascoltabile per intero su youtube/antonfjordson); “cinematico, simile alla colonna sonora di un film epico” a sentire il leader Anton Newcombe, personaggio tra i più geniali e controversi della scena rock contemporanea (si consiglia a questo proposito la visione del documentario Dig!, che testimonia una parte della storia della band). E forse solo Newcombe poteva decidere di chiamare così  un album: “aufheben” è un termine tedesco che assume diversi significati, spesso contradditori tra loro, tra i quali “sollevare”, “custodire”, “sciogliere”, “sopprimere”, “sublimare”.  È il termine usato da Hegel per spiegare il processo dialettico che passa attraverso l’interazione di una tesi con la sua antitesi; implica dunque, in maniera apparentemente contradditoria, il conservare e il cambiare per arrivare, poi, al progresso. Essere-non essere-divenire. Titolo impegnativo, ma appropriato:  Aufheben ben rappresenta il continuo confronto (dialettico, appunto) tra la spinta creativa dei Brian Jonestown Massacre e la tradizione rock e, pur secondo i canoni irregolari di Newcombe, ne costituisce forse una sintesi. Assimilata la ricerca sonora -tra dub e shoegaze-  degli ultimi due album (formidabile, specie in Who killed sgt.Pepper?, ma a tratti troppo impacciata), rispolverata la (neo)psichedelia a cui ci ha così ben abituati ,la band californiana propone in  Aufheben 11 tracce grintose e originali: groove ipnotici e incalzanti (Blue Order/New Monday, Waking Up To Hand Grenades) , raga orientaleggianti (Panic In Babylon), echi tipicamente sixties (Gaz HilarantI Wanna Hold Your Other Hand), atmosfere flautate, tappeti di sitar e tenui melodie vocali (IlluminomiFace Down On The Moon). Crogiuolo di psichedelia, pop e suoni imperfetti, l’album tuttavia scorre -ed è questo il vero punto di forza dei Brian Jonestown Massacre- incredibilmente compatto e mai noioso. C’è tutta la storia dei Brian Jonestown Massacre in Aufheben; disco definitivo dunque? Con una certa sicurezza possiamo dire di no: in primo luogo perché stiamo parlando di Anton Newcombe ed è difficile immaginarlo in una situazione di completo equilibrio, poi perché, esattamente come avviene in un processo dialettico, ogni sintesi  diventa nuova tesi da negare e infine superare. E così avanti.

(01/05/2012)

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Marco Favaro
Marco Favaro

Collaboratore. Cantante e chitarrista nei Dieci Piccoli Indiani.