The Black Keys – El camino

Scheda
Rispetto al genere
9.0


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
8.5


Voto
8.8

8.8/ 10

di Lorenzo Modica

Un’intro così non si sentiva da parecchi anni! E se il buongiorno si vede dal mattino, il nuovo album dei Black Keys promette davvero bene. Il primo singolo dell’album è Lovely Boy, brano originale che, nonostante ripeschi un pò da vecchie sonorità anni ’70 tanto care alla band, si colloca perfettamente nel panorama musicale di questi giorni. Stacchi potenti da vera rock band, assoli che si ripetono in stile Kasabian e dei cori presenti in varie canzoni di questo album tanto da poter diventare un marchio di fabbrica. Dead and gone è ridondante quanto graziosa; sembrano due strane associazioni eppure il duo di Akron riesce a tenere due ritmi diversi e ad unificarli in uno stesso suono. La batteria quasi da fabbro accostata a cori notevolmente più orecchiabili è decisamente affascinante. Moderno blues o lento rock’n’roll? Gold on the ceiling è un altro brano carico di adrenalina. Assoli distorti e ritmo costante che rendono la canzone una vera hit. A metà dell’album iniziamo a trovare qualche canzone più lenta, utile per ritrovare forze e continuare l’ascolto. Little Black Submarines è sulla strada degli arpeggi dei Led Zeppelin, così i Black Keys assestano questa canzone che si mostra davvero a due facce. Prima parte una dolce e ben motivata canzone, ma è la seconda metà a piazzare le chitarre elettriche e fare grandi e rimarcabili stacchi consegnati nel medesimo istante di assoli corposi. Money Maker, forse la più deludente di tutte, rimane comunque sulla sufficienza abbondante. Segue Run Right Back, che punta molto sul motivo della chitarra, senza rientrare tra le nostre preferite. I Black Keys attraversano sicuramente un periodo di piena, ogni brano ha un’idea e un motivo: nulla sembra lasciato al caso. Dopo Sister, leggermente scalfito da un’inaspettata strozzatura finale, Hell of a Season ritorna con la batteria ridondante, invece Stop Stop, la nona canzone di El Camino, è stranamente molto soul, e cambiando così genere è la prima a staccarsi dal vero contenuto molto più rock dell’intero album. A chiudere questo disco ci pensano Nova Baby e Mind Eraser, entrambe influenzate da una venatura soul: è un inserimento interessante quanto geniale, dovendo sicuramente alleggerire l’inizio a “bomba” a cui ci avevano abituato. Può non piacere, ma si deve ammettere la presenza di una forma concreta e la potenza che questo duo (in sala erano molti di più) riesce a dare in ogni canzone anche solo arpeggiata.  Dopo il loro precendente album Brothers, apprezzato anche da gente del campo come Liam Gallagher, quel barbone di Billy Gibbons degli ZZ TopRobert Plant, Josh Homme dei Queens of the Stone Age e altri, anche El Camino sembra meritare i più sinceri complimenti.

(04/01/2012)

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Lorenzo Modica
Lorenzo Modica

Redattore. Scrive sul webzine OUTsiders dal 2011, frequenta la facoltà di Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Studi di Torino. Appassionato di rock, indie rock, e sottogeneri. Contatti: owomoyela90@gmail.com

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