Testaintasca – Maledizione!

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
8.0


Voto
7.3

7.3/ 10

di Azzurra Sottosanti

testaintascaLa domanda sorge spontanea: c’era davvero bisogno di un altro gruppo indie-rock dal sapore retrò in Italia? La risposta è no. Eppure questi Testaintasca ci piacciono un sacco. Maledizione! – pubblicato all’inizio di quest’anno da 42 Records, «etichetta piccolissima di musica bellissima» già produttrice de I Cani, Colapesce, Vessel e I Quartieri (giusto per citarne alcuni), che ha un fiuto eccezionale nello scoprire e valorizzare talenti “laterali” del nostro Paese – è il loro primo disco. Il primo EP della band, uscito in free downoald, risale ufficialmente all’aprile del 2013, ma i più attenti indie-ascoltatori sanno che lo stesso ha iniziato a circolare sottobanco almeno 3 anni fa. Un tempo sufficiente per creare attorno al disco d’esordio un hype non indifferente, alimentato dalle esibizioni del quartetto romano in qualità di opening band ai concerti degli amici Cani e su un’altra manciata di palchi della Capitale. Undici tracce filtrate da sonorità sixties, immerse in un panorama fatto di riferimenti alla cultura beat, tra citazioni alleniane e ginsberghiane (Il giorno in cui non sono nato), tra echi di twee-pop peninsulare (Sai che c’è fa pensare a certi brani de L’Officina della Camomilla) ed evidenti rimandi all’indie-rock inglese (c’è chi li paragona ai Libertines). Un sound grezzo, al confine col garage, che si apre non di rado su scorci melodici; arrangiamenti confezionati per dare risalto a una scrittura maledettamente schietta, trasposizione in musica del male di vivere che abita lo stivale: «Mi ucciderò o mi iscriverò in palestra, spendo il tempo che mi resta senza entrare in depressione» (Grazie al cielo). Dal fondo della sua voce acerba, Giorgio Conte sputa in faccia le sue canzoni all’Italia ipocrita e menefreghista infarcita di prosciutto, pizza calda e mandolino. Un disco che trova la sua chiave nell’apparente nonchalance dei testi, che narrano di gioventù frustrata e inadeguata, di gente a cui non importa dei partiti, delle aziende, dello studio, degli esami, «se vivo grazie al sole o all’ energia nucleare, basta che bevo e mangio uguale, che guardo la televisione» (Cazzi tuoi); di chi baratta tutto per un contratto di finta felicità, di chi cerca inutilmente di dimenticare e di chi invece non smette di lottare per un mondo migliore (Collaborare). Storie di ordinarie fobie. Radiografia di un Paese da cui non basta andar via, poiché «non basta aver presente dove arrivare». I Testaintasca lo sanno bene e ce lo fanno notare senza peli sulla lingua. E se non vi piacciono sono «cazzi vostri».

(07/03/2014)

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Azzurra Sottosanti
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