Tame Impala – Lonerism

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.5


Voto
6.8

6.8/ 10

di Davide Agazzi

Sarà che in Australia lo sciacquone del water gira al contrario (chiedere a Bart Simpson per conferma) o sarà che dall’altra parte del mondo le cose tendono ad avere sempre un fascino particolare: per rendersene conto chiedere agli australiani Tame Impala, chiamati alla conferma dopo Innerspeaker, il loro sorprendente album di debutto. Rivelazione psichdelica del 2010 (4° posto tra i dischi più venduti del continente), Kevin Parker e soci avevano il duro compito di mostrare al mondo la bontà del loro progetto, di elevarsi dal mare di debuttanti rockettari, cercando la propria via nel paradiso della musica. Indispensabile (ma difficilissimo) non farsi ipnotizzare da Elephant, lo strepitoso singolo uscito qualche mese fa, capace di rievocare il fantasma di Ozzy, dei Led Zeppelin e le trame tenebrose di Fantasia, il cartone disney del 1940 (sarà stupido, ma tutti abbiamo pensato a quei maledetti elefanti rosa). Lonerism non dimentica il trip dell’esordio, nella forma più congeniale al gruppo di Perth: una fresca psichedelia pop, in grado di memorizzare (fin troppo) la lezione dei Beatles e dei Pink Floyd, rispondendo, con serietà, ai Flaming Lips di Wayne Coyne. Un viaggio visto con due lenti differenti: da un lato quella seppiata, a goccia Rayban, che ha vissuto i migliori anni ’70, dall’altra quella caleidoscopica, spaziale e futuristica, capace di sorprendersi ancora in un millennio dove spesso la fantasia (non quella cinematografica) fatica ad emergere. Ci vogliono allora i primi minuti di Be Above It ed Endoirs Toi per mettere a fuoco un album dalla non facilissima digestione: è con Apocalypse Dream che si incomincia il tour nell’universo coloratissimo e sconfinato dei Tame Impala, costruito su bassi graffianti, sintetizzatori strazianti e dolci colate di rock drogato. Le altre tracce dell’album si mescolano senza un ordine preciso, scavando nel delirante subconscio di Keep On Lying e trovando nell’avulsa Elephant il perno di un album nomade, registrato durante il tour degli ultimi anni. Allo stesso tempo, Lonerism conferma l’indiscusso talento del quartetto australiano, regalando una buona dose di psichedelia dalle tinte raffinate e dall’ascolto saporito, ma non riesce a dare quel timbro unico e personale ad un gruppo che rischia così di perdersi nel passato, senza riuscire a trovare una propria forte identità.

(09/10/2012)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.