Switchblade – Switchblade 2012

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.0


Voto
6.7

6.7/ 10

di Alekos Capelli

Pesantissimo e nerissimo drone/sludge dalle fredde lande svedesi. Questa la proposta degli Switchblade (it: coltello a scatto), che dal 1997 continuano a innalzare monolitici tributi all’asfissia e alla paralisi in musica. Ognuno dei loro album auto-intitolati (con questo siamo a quota sei, per la cronaca), rappresenta un ulteriore scalino disceso verso profondità catacombali, abitate solamente da diradati pattern di batteria, riff ultra-ribassati e saturi (il basso è totalmente assente), accompagnati da sporadici e allucinati interventi vocali. L’anti-climax ricercato e prodotto dal duo svedese segue le direttrici contrassegnate da Khanate, Sunn 0))) e i Neurosis più ipnotici e narcotici. Solo tre i brani, tre movimenti lunghi decine di minuti ognuno, nei quali minimalismo e intimismo sono i palesi cardini interpretativi. Il mondo degli Switchblade è gelido e inquietante, l’uomo qui è solo una presenza scomoda e insignificante, facile da annichilire tramite riff titanici, che lasciano improvvisamente spazio a silenzi assoluti, un horror vacui che rappresenta l’altra faccia della medaglia del sound apocalittico del gruppo di Stoccolma, forse ancora più spaventoso della loro furia metallica. Switchblade 2012, pubblicato dalla sempre più coraggiosa Denovali Records, è quindi l’ennesimo capitolo senza compromessi di un diario in musica psicotico e sociopatico, una proposta per forza di cose settoriale ed elitaria, ma sempre e comunque genuina e viscerale, nella sua assoluta mancanza di aperture melodiche e ricerca di contatto/comunicazione con l’uditorio. Totalitarismo drone/sludge scandinavo.

(13/12/2012)

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Alekos Capelli
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