Swingrowers – Pronounced Swing Grow’ers

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
6.8

6.8/ 10

di Matteo Monaco

Le anticipazioni sono state confermate. Nel nostro colloquio con Nick Hollywood, il boss del nuovo swing ci aveva salutato con una strizzata d’occhio ai nuovi talentini italiani, gli Swingrowers di Palermo. Ed è proprio dalle spiagge di Brighton, sulla quale si rifugiano i reduci dei poderosi dj-set di Enzo Siffredi,  che arriva l’esordio ufficiale del duo formato da Roberto Costa e Loredana Grimaudo. Si intitola Pronounced Swing Grow’ers, e va ad aggiungersi all’ormai nutrito scaffale della Freshly Squeezed di “don” Hollywood: tra gli altri, i viziosi The Correspondents e l’ottimo Swing Republic. Un esordio cercato e meritato, per un gruppo che aveva saputo farsi notare durante i pellegrinaggi nei club italici come in quelli londinesi, sull’onda propulsiva di poche tracce e di tanta energia. Ma ora la prova completa, che conta tredici prove in studio, racconta una storia simile e diversa rispetto ai primi vagiti Swingrowers.Ci sono i pezzi-bomba del passato, con in primis la trascinante house-swing di Crazyness e la vetta di Senza Ciatu, ormai quasi un manifesto programmatico per una band capace di masticare con il jazz fino a cantarlo in siciliano. Poi torna, come chiusura del disco, il remix della caroemeraldiana Stuck, dove le capacità espressive della Grimaudo trovano un banco di prova vincente anche in paragone con la famosa cantante. Poi ancora, raccogliendo il succo della produzione passata e accantonandolo da un lato, c’è da scoprire cosa ha frullato in testa al tandem palermitano in questi due anni. Ne esce un quadro, come detto, simile e diverso a quanto conoscevamo: l’atteggiamento festaiolo, che nell’electro-swing fa il paio con momenti più riflessivi, a tratti nostalgici, qui diventa il principale motore dell’album. Allora trovi lo spirito libero del racconto diaristico di KiaWami, il divertissement elegante di Hot Shiver e l’attitudine drum’n’bass de L’ubriaco, accomunate tutte dal un preponderante lavoro al software di Roberto “Pisk” Costa. Non manca una rilettura di Minor Swing del maestro Django Reinhardt, richiamato anche nella formazione del gruppo, nel quale opera la chitarra manouche di Simon Harris.
Gli Swingrowers, tagliando e cucendo le parti più gioviali della discografia electro-swing recente, hanno dato alle stampe un album con un’anima definita e coerente con le proprie origini. Doveva essere una festa, e anche questa anticipazione è stata confermata. Per chi sperava in un album più raccolto, sullo stile delle ultime sperimentazioni a-là Parov Stelar, possiamo lasciare un pensiero: anche il loro broncio, alle feste, non è poi così gradito.

(25/09/2012)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.