Swans – The Seer

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.5


Voto
7.5

7.5/ 10

di Alekos Capelli
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Michael Gira

Album monumentale per un gruppo monumentale. Questa, in estrema sintesi, l’unica introduzione possibile a The Seer, dodicesimo lavoro degli Swans, seminale quanto fondamentale istituzione post-punk, noise, avantgarde, guidata dal guru Michael Gira. The Seer, che segue il valido ritorno discografico My Father Will Guide Me Up A Rope To The Sky (2010), consta di 2 cd, per oltre due ore di durata, la maggior parte delle quali non è occupata dalla canonica (per quanto in riferimento agli Swans questo aggettivo sia fuorviante) proposta a cui ci ha abituato il combo americano (quella, per intenderci, gravitante attorno al capolavoro Children Of God), bensì da una più oscura e tenebrosa materia musicale, per certi versi vicina al drone inquietante di Sunn O))),  Merzbow e Boris. L’ovvia genealogia stilistica e concettuale che unisce i cigni alle band succitate non deve però far pensare a un lavoro spogliato dei crismi tipici del gruppo di Gira, il suo chitarrismo sanguigno e noise, i riferimenti new e no wave (Pere Ubu), le svisate kraut (Popol Vuh), la voce dannata di Jarboe e l’operato di una lunga lista di ospiti (Alan Sparhawk, Mimi Parker, Karen O, Akron / Family, Caleb Mulkerin, Colleen Kinsella e Ben Frost).

Il risultato è un grandioso affresco infernale, un diario colmo di deliri psicotici, gelide sperimentazioni ultraterrene, e una costante tensione verso l’altrove, l’ignoto, l’assoluto che annichilisce con la sua ombra. Ordinaria amministrazione per Gira e Jarboe, efficaci cantori dell’apocalisse spirituale di un’era, perfettamente concentrata nella mastodontica titletrack, vero epicentro dell’intero lavoro, e brano attorno al quale vanno a gravitare, in una perfetta armonia delle sfere, episodi quanto mai diversi, come i ripetitivi rumorismi di Lunacy, Mother Of The World  e The Apostate, il minimalismo dark di The Daughter Brings The Water, ma anche la delicata melodia di Song For A Warrior. Disco sicuramente ostico, duro, difficile da assimilare (come per altro gran parte della discografia del gruppo), The Seer è un’opera tanto vasta e varia quantitativamente, quanto disorientante e disturbante. Ciò nonostante, e forse anche per questo, il potenziale artistico degli Swans, incuranti del trascorrere del tempo e del mutare degli spazi, ne emerge completamente integro, consegnandoci uno dei dischi più significativi ed evocativi dell’anno in corso.

«I cigni sono maestosi, sono bellissime creature con un cattivo temperamento» (Michael Gira)

(03/09/2012)

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Alekos Capelli
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