Suuns – Images Du Futur

Scheda
Rispetto al genere
9.0


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
9.0


Voto
9.0

9/ 10

di Matteo Monaco

suuns-bw-01smCi aveva avvisati Simon Reynolds, scrivendo il suo Retromania. Youtube, gli mp3, l’iper-documentazione, il deficit d’attenzione, l’ironia, il caos. E ancora i glam che giocano a fare i punk, i raver che si reinventano shoegazer, gli hipster coi baffi a manubrio che appoggiano la bicicletta e si installano dal pusher dei dischi ad acquistare vecchie musicassette. Dettagli elevati al “tutto”, quando il tutto non c’è. Il resto ce lo hanno detto i giornali: la crisi, la macelleria sociale, le volute di ansia che sotterrano il futuro, nato e morto in un presente nero, come i fasci di ieri e di oggi che tornano a sanguinare odio. D’altra parte, come insegna il teorema genovese, dai diamanti (e sopratutto dai diamanti contraffatti che si comprano al mercatino della nostalgia) non nasce niente. È solo dal letame, dal nostro personalissimo letame, che nascono i fiori.
A volte fiori bellissimi, come i canadesi Suuns. Una band che ha radici, gambo e petali ben piantati nel nostro maleodorante solco temporale. La loro ricetta, per questo atteso Images Du Futur, è semplice: mettere da parte i feticci e le maschere dei nostri tempi e salire – finalmente – sul ring, a giocarsi la faccia e le idee nel “qui e ora”. La si evince, questa sensazione, dalla difficoltà con cui prova a paragonare questo lavoro alle ondate stilistiche dei nostri tempi. Lontani dalla plastica anni 80 e indifferenti anche alle sirene neo-nineties del pop-rock ribelle, i Suuns richiamano da subito l’atmosfera autarchica e sfuggente che fu propria del solo kraut-rock. Dalle schitarrate disperate di Powers Of Ten fino all’epilettica clip che accompagna 2020, passeggiando sull’agrodolce sentiero di Minor Work e di Edie’s Dream. E ancora la ripetuta ossessione di Mirror Mirror e di Bambi: questo Images Du Futur pesca dallo stesso panorama industriale dei primi Pere Ubu e si arrampica sulle architetture dark dei Killing Joke di Requiem quasi inconsapevolmente, come se non fosse – al solito – un vezzo retrò da sfoggiare.
Sì, i Suuns sono una band di oggi e dell’oggi, e provano a suonare qualcosa che sia nuovo per davvero. Riuscendoci, il più delle volte, tra qualche occasionale citazione di The XX e l’inevitabile omaggio ai sincretismi di casa Radiohead. Perciò i solchi di Images Du Futur scappano veloci verso il finale, consegnandoci la tentazione di ricominciare il viaggio da capo e la sensazione di avere sottomano un’opera da tramandare, insieme ai nostri racconti di gioventù.
Sostanza, contro l’impero della forma. Essere, sbattuto sul muso del semplice apparire. Con un pensiero finale. Con l’idea che forse la somiglianza più calzante è proprio quella con gli Atoms For Peace di Thom Yorke e Flea: separati apparentemente dalle sonorità, ma accomunati dall’idea di mettere in gioco il talento per sconfiggere la paralisi dell’ironia e per rilanciare un progetto musicale globale, in cui esprimere le proposizioni e i giochi sociali di un tempo finito e vicino. Il nostro. Consapevoli, come ricordato in chiusura dall’ensemble canadese, che Music Won’t Save You. Ancora più consapevoli, d’altronde, che la musica nuova e la musica buona saranno sempre necessarie.
Ma questo, i pacati e spietati Suuns, lo sanno meglio di noi.

(19/03/2013)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.