Surfer Blood – Pythons

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
6.0


Voto
6.0

6/ 10

di Giacomo Dalla Valentina

Surfer Blood

In certi momenti bisogna fare uno sforzo e cercare di non essere schizzinosi. Bisogna cercare di superare certi muri immaginari che la nostra mente -la tanto decantata intelligenza- frappone tra noi e il godimento di qualcosa che un’insistente vocina nella nostra testa dice non essere alla nostra altezza.
È un po’ quello che accadde a me al primo ascolto dell’esordio dei Surfer Blood (Astro Coast, uscito nel 2010 per la Kanine Records): chi sono questi quattro ragazzini in Vans e camicie a quadri che hanno deciso di adattare i Sonic Youth alle loro vite che ancora odorano di latte in polvere? Ricordando una frase di Don Draper, il protagonista della serie Mad Men (I giovani in realtà non sanno niente. Proprio perchè sono giovani) storcevo -con un po’ d’ipocrisia, visti i dati anagrafici dell’Autore- il naso di fronte a questa New Wave da spiaggia, così volutamente lo-fi, così smaccatamente citazionista. Così dannatamente divertente.
Poi mi trovavo la sera, da solo, illuminato dalla luce caravaggesca di un’abat-jour e non visto mi infilavo le cuffie per ascoltare Floating Vibes e Fast Jabroni, mai sazio di quelle note che scorrevano dense come miele nella mia mente, delle rauche chitarre e della voce potente di JP Pitts.

I Surfer Blood sono una di quelle band in grado di appagare sempre, e ascoltando Pythons (secondo sforzo discografico) ci si accorge che il trend è stato confermato: ritmi veloci, chitarre sgraziate e poderose, una voce piena e calda, qualche urlo di giovanilistico entusiasmo e poche -anzi, nulle- vellità cantautorali. Il punk e la new wave sono tornati definitivamente di moda, e i ragazzi di West Palm Beach, Florida, in questo filone si collocano nell’ibrida posizione tra il facile ascolto di All-American Rejects, Weezer e Wombats (evidente nel college rock squisitamente americano di Demon Dance come nella melodia quasi demenziale di Gravity), gli sforzi evocativi di Vaccines, Thieves Like Us e White Lies (Squeezing Blood e Say Yes to Me), fino a qualche incursione nel rock magnetico degli Interpol (Needles And Pins e Weird Shapes).

Ma, inutile dirlo, le principali fonti d’ispirazione di Pythons appartengono a qualche decennio fa.  Tutti sentenziano, a ragione, che siamo entrati in una fase di recupero degli anni ’80: lo stile, la musica, i colori di questi ultimi tempi hanno il sapore di un revival sfacciatamente eighties. E i Surfer Blood, che con i loro rimandi a Pixies, Sonic Youth e Dinosaur Jr, non ne sono rimasti indenni, ma hanno perlomeno deciso di guardare a quello che di meglio quegli anni potevano offrire.

(15/06/2013)

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Giacomo Dalla Valentina
Giacomo Dalla Valentina

Piemontese di nascita, milanese d'adozione, studio giurisprudenza @ Statale di Milano. Appassionato lettore e collaboratore di OUTsiders.