Superchunk – I Hate Music

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
6.0


Voto
7.3

7.3/ 10

di Simone Brunini

Da sempre ignorati un po da tutti, dal grande pubblico per un genere che poche volte ha veramente sfondato e anche dai frequentatori del loro stesso ambiente, i Superchunk hanno continuato, durante tutta la loro carriera, lunga ormai quasi un quarto di secolo, a sfornare con continuità dischi carichi di energia positiva, di quella leggerezza giovanile che non gli ha mai abbandonati, anche ora che si trovano alla soglia dei cinquant’anni e sono arrivati al loro decimo album.

In arrivo da Chapel Hill, Nord Carolina, i quattro “ragazzi” americani presentano, ad appena soli tre anni dal loro ultimo lavoro il nuovo disco “I Hate Music”. superGià dalle prime note si ha più l’impressione di ascoltare un gruppo di ventenni che dei signori di mezza età ed in “Me and You and Jackie Mitoo” confermano questa atteggiamento proponendo la loro critica verso la musica con vari riferimenti ad una vita disastrata ma felice. E’ su questi binari che si ci muoverà fino alle quarta traccia: “Staying Home” un pezzo puramente punk, dove la distorsione delle chitarre e il ritmo di tutto il pezzo copre quasi interamente la parte vocale, in un minuto abbondante di caos circoscritto.

In “Trees in Barcellona” si celebrano le storie d’amore, di amicizia ed avventura, in questo brano che viene proposto dopo il loro recente ritorno nel vecchio continente e dove è facilmente apprezzabile il sempre ottimo lavoro alla batteria di batteria Jon Wurster, sicuramente uno dei pezzi migliori dell’intero LP dove si evidenziano tutte le caratteristiche della band statunitense che riesce a mettere insieme un rock rude, grazie anche alla voce di Laura Ballance, senza perdere mai quelle punte di positività e allegria. Ma è nel brano precedente “Low F” che tutti i tratti predominanti sono portati al loro massimo compimento in quello che potrebbe essere il vero e proprio brano trainante di tutto il disco. Si passano cosi poco meno di quaranta minuti tra pezzi rock a confine fra indie e punk dove dei giovanotti sulla cinquantina, fra qualche ottimo brano e alcune sbavature, ci fanno rivivere la gioia dei loro e nostri anni migliori.

Così i Superchunk hanno prodotto l’ennesimo album che, forse, passerà quasi inosservato e che lega tutta l’esperienza fatta negli anni trascorsi in giro per gli stage di tutto il mondo, unita saldamente alle idee che forse li spinsero a suonare la prima volta nel ormai lontano 1989. “I Hate Music” è l’esempio di quando un titolo non rispecchia i contenuti, un disco per chi ama il rock o per chi crede che non possa più piacergli.

(04/09/2013)

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Simone Brunini
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