Storm Corrosion – Storm Corrosion

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
8.5


Voto
7.0

7/ 10

di Alekos Capelli

La sola idea di una collaborazione fra Steven Wilson dei Porcupine Tree e Mikael Åkerfeldt degli Opeth, due fra gli artisti più validi e quotati del rock pe(n)sante contemporaneo, è in grado di far sognare legioni di fan, sparse in tutto il mondo. Questa idea iniziò a circolare già ai tempi del loro primo incontro in studio di registrazione, durante le session di Blackwater Park degli Opeth (2001),  successivamente alle quali la loro collaborazione e amicizia è continuata, su base costante, attraverso ospitate sui dischi di entrambi. Storm Corrosion rappresenta dunque la prima concretizzazione del loro lungamente atteso progetto a quattro mani, uno spazio e un tempo che i due si sono completamente dedicati, per comporre qualcosa che rispecchiasse la visione musicale che li accomuna. Piuttosto inaspettatamente però, l’omonimo debutto non contiene, se non in sparuti accenni, gli elementi tipici delle sonorità che si è soliti associare a Wilson e Åkerfeldt, ma si concentra su un prog rock acustico, molto diluito, minimale e scarno. Presentato come terza parte del trittico Grace For Drowning (Steven Wilson) e Heritage (Opeth), Storm Corrosion è un disco di non facile e immediata assimilazione, composto da partiture ondivaghe e a tratti opprimenti, nelle quali si percepisce un accumulo di tensione drammatica che non trova finalizzazione, se non in alcuni momenti di Hag e Lock Howl.

Probabilmente la giusta attitudine con cui ci si deve avvicinare al disco è considerarlo come un lavoro del tutto sperimentale, intimo e personale (un po’ come i primi lavori dei Porcupine Tree), nel quale Wilson e Åkerfeldt (coadiuvati da Gavin Harrison alla batteria) propongono un affresco dai toni scuri, delineato da poche ma sapienti pennellate, che si traducono nel continuo dialogo fra synth, chitarre folk e voci, come ben esemplifica Drag Ropes, posta forse non a caso in apertura, in ragione della sua maggior immediatezza e fruibilità. Ben accolto dalla stampa di settore (soprattutto quella inglese) come nuova frontiera del prog-rock, Storm Corrosion è quindi l’ennesimo tassello personale e fuori dagli schemi proposto da due artisti che non hanno certamente nessun bisogno di indulgere nel fan-service, e possono quindi concentrarsi (o meglio, liberarsi) completamente su quanto sentono e vogliono esprimere. Un lavoro che richiede un minimo di dedizione e pazienza, in fase d’ascolto, per poter essere apprezzato adeguatamente per ciò che è.

(19/07/2012)

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Alekos Capelli
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