Special Request – Soul Music

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
9.0


Voto
8.7

8.7/ 10

di Matteo Monaco

9c2fac95f0d8587df3ed2ec09b9ebb23_PaulWoolfordSpecialRequest2013ParamountArtists660A molti è sembrata una goccia dentro ad un oceano, ma Kool FM di Four Tet ha rappresentato senza dubbio qualcosa in più. Là dove il gettonato Kieran Hebden rievoca il periodo d’oro della radio pirata – che trasmettevano rave music da mattino a sera – e dove il meno noto Gesaffelstein ripropone una sassaiola di cassa e hats, infatti, è solo l’inizio di una storia che merita di essere raccontata. Perchè quello stesso oceano in cui si immerge la nostalgia “dura e pura” di Kool FM sembra essere – udite, udite – la coda lunga del fenomeno bass music (con tanto di derive dubstep e manierismi deep-techno). Attenzione, però: qui non si tratta di sentimentalismi di un passato che non c’è più, ma di una vera (e attualissima) esplosione di strumenti analogici e di ritmiche old school, che disdegnano le nicchie e vogliono prendere tutto il palcoscenico per sè. Ipotesi di fenomeno di massa, con i suoi maestri e le sue lezioni da frequentare: se in aula c’è ancora posto, allora, meglio correre a prendere appunti nelle ore di Paul Woolford (aka Special Request), per non trovarsi più a scambiare uno tsunami per un’innocua goccia d’acqua. E meglio procurarsi Soul Music, il compendio sul formato a due dischi in cui il producer britannico spiega a chiare lettere perchè la jungle può – senza imbarazzi – avere quella parte da attrice protagonista che le è stata sottratta due decadi fa. È un uragano di bassi schiacciasassi (Lockjaw, Capsules), di centrifughe ritmiche à la drum’n’bass (Soundboy Killer) e di magistrali aperture ad un connubio – inedito – di sperimentazione strutturale e di subwoofer urlanti, come nell’ultra-terreno incipit di Forbidden. Mentre nel lato B si gioca – si fa per dire – con l’arte dei remix, insieme a quelle vecchie volpi di Warehouse e Anthony Naples, e proprio quando si disegna il cerchio rosso su un’eccellente riedizione di Lana del Rey, Woolford firma uno dei capolavori dell’anno. Il perchè sta in tutte le chiavi di lettura che competono ad un lavoro da incorniciare: la raffinatezza tecnica che si sposa all’affascinante elaborazione dell’idea melodica, sulle altitudini di un’ispirazione che abbiamo imparato a conoscere dal solo Burial. Ed è qui – volendo sorvolare, per brevità, sul merito storico che va attribuito al restauro certosino di un’intera scuola espressiva – che Special Request tocca (felicemente) il nervo scoperto. Come nell’oltreumano laboratorio del futuro di Burial, in Soul Music si tocca a mani nude la consistenza della materia sonora sapendo di tenere tra i palmi qualcosa che cambierà le carte in tavola. Con la difficoltà – benedetta – di non sapere più di quale gioco si stia parlando, e con l’incrollabile desiderio di voler assistere ai prossimi turni.

(06/12/2013)

Commenta
Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.