Soundgarden – King Animal

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
6.0


Voto
6.3

6.3/ 10

di Matteo Mezzano

Ci sono band che hanno fatto parte della mia infanzia, che mi hanno accompagnato in molti momenti e i Soundgarden sono uno di questi gruppi: nonostante li abbia scoperti tardi (lode a GTA) li ho sempre amati, e son sempre stato lacerato dentro per non essermeli vissuti, essendosi sciolti nel ’98. Mi son però gustato tutta la dark age: tra Cornell con gli Audioslave (signore liberaci) e Cornell che pubblica Scream con Timbaland (da fuq?) ho visto cose che mi hanno fatto veramente pentire di esser nato così tardi (salvo di poco la soundtrack di 007 ma solo perché io amo 007). E poi l’annuncio nel 2010 di una reunion. Ora, io son pessimista, ma non c’era bisogno di un nichilista patentato per presagire una reunion fatta per ottenere un po’ di denaro sonante (dling dling). E magari è pure così ma io non ho l’autorità per giudicare, tanto più visto che questo King Animal è un album che dovrebbero insegnare nelle stramaledette scuole. La partenza è un tantino banale con Been Away For Too Long, la radio friendly del disco, buon pezzo niente di più; finito questo si inizia a ingranare, in un turbinio di suoni provenienti dal passato della band, arricchiti però dalle nuove esperienze (non sempre fantastiche eh) acquisite: si sentono sia le influenza degli Audioslave qua e là (che ci stan pure bene), sia quelle portate dall’esperienza solista di Cornell. Nella top dell’album entrano senza dubbio Non State Actor (che ci dimostra come Chris sappia ancora spaccare il culo ai passeri), Blood on the Valley Floor (dalla nostalgica pesantezza che strizza l’occhio al miglior stoner) e Bones of Birds (un brano melodico molto acido); la migliore di questo lavoro per quanto mi riguarda è Thousand Days Before, originale nelle sue ritmiche arabeggianti. Giusto per consistenza va chiarito che King Animal NON E’ nel modo più assoluto nemmeno paragonabile a Badmotorfinger o Superunknown: ha infatti alcune note negative che pesano un po’ sul mio giudizio finale, come Halfway There che poco c’entra col resto del lavoro, o le insipide Worse Dreams e Attrition. Nonostante questo, son stato colpito, mi aspettavo un albumaccio assemblato solo per qualche dollaro in più, e invece mi son trovato tra le mani un’opera che, nonostante qualche difettuccio, merita massimo rispetto e che lascia presagire un futuro migliore.

(01/12/2012)

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Matteo Mezzano
Matteo Mezzano

22 anni, studente di Ingegneria Nucleare al Politecnico di Torino, batterista occasionale.