[REVIEW] SOHN – Tremors

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.5


Voto
7.0

7/ 10

di Simone Picchi

sohn-press-2014-650b

Da diversi anni soul ed elettronica si muovono a braccetto verso un’unica direzione. Il debutto di James Blake ha aperto la strada a questo connubio musicale che vede in Londra (e nel mondo british in generale) la sua piena espressione.  Influenzati dal trip hop e dal downtempo, questi nuovi volti hanno portato avanti la nuova dottrina, tra eccellenze (Alex Clare, Kwes.) e doppioni. Debutta quest’anno SOHN, musicista inglese trapiantato a Vienna già collaboratore nell’ambiente, dopo un ep che due anni fa gli è valso l’attenzione delle case discografiche.
Un disco composto da undici tracce collegate a stretto contatto tra loro da un canovaccio di base: suono elettronico minimale – a più riprese downtempo – che spalma il tappetto sonoro sotto una voce ad alto livello emozionale. Fortunatamente per tutta la durata ci troviamo di fronte a più anime, che permettono di apprezzare le più svariate influenze. Gli episodi più pop, nel casi del movimentato singolo Artifice e in Paralysed, dove il pianoforte ruba la scena all’elettronica; gli episodi vicini al minimal di XXYYXX nelle tracce The Wheel e Lights; lezioni di stile IDM in Lessons e Bloodflows; o come nel caso di Veto, un’episodio baroccheggiante con echi di Florence + the Machine. Un album scorrevole che vede nella titletrack posta ai titoli di coda la sua ciliegina sulla torta, grazie ad un finale che cresce in modo esponenziale per poi spegnersi nel migliore dei modi.
Per un filone musicale che sembra già esaurire la sua spinta, SOHN può essere uno degli artisti su cui puntare in futuro nonostante vari punti che minano la sua opera prima. Non ci troviamo di fronte a picchi di originalità, date le innumerevoli influenze nascoste in ogni composizione. La voce sempre “perfetta” e monotonale non aiuta il repertorio, che non vede alzarsi del tutto l’asticella della qualità, rendendo (purtroppo) immobile un lavoro che paradossalmente ne è la contrapposizione netta. Sono indubbie le capacità dell’artista inglese nel modellare il suono giusto adatto alle sue corde, ma quest’ultime – al contrario – non sembrano volersi plasmare nei confronti del sound, in un debutto che colpisce nel segno ma che (ancora) non impressiona come i lavori di altri colleghi.

(22/04/2014)

Commenta
Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.