Sleigh Bells – Treats

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
8.0


Voto
8.3

8.3/ 10

di Matteo Monaco

Autunno 2008. Al ristorante brasiliano Miss Favela, Brooklyn, serve ai tavoli Derek Miller, un giovane artista di belle speranze alle prese con i conti da pagare e con un futuro incerto. Parlare dei propri sogni con i clienti, però, non è solo l’atteggiamento eccentrico di un cameriere diverso dagli altri. Chiedere a Mrs Krauss per credere, le favole esistono ancora: fuori da ogni canone del rock’n’roll, la signora prende a cuore la richiesta di Miller e convince la figlia Alexis a cimentarsi come cantante insieme a lui. Mesi di prove, il primo live CMJ Music Marathon nell’ottobre 2009, e subito un Ep omonimo con cui la novità Sleigh Bells compare sulla bocca e sulle pagine di The Guardian e Pitchfork. Pochi mesi dopo, nel maggio del 2010, vede la luce “Treats”, sotto etichetta Mom + Pop Music. Il debutto, distribuito in via digitale su Itunes, è lanciato dal singolo “Tell’Em”.

Tell ‘Em –> Testi Tradotti

Uno degli aggettivi più abusati per descrivere “Tell’Em”, è killer. In una parafrasi libera,  non è difficile legare interpretare ques’espressione in senso nuovista; ovvero, un nuovo inconsapevole del passato, anche se intimamente connesso alle esperienze musicali di almeno un decennio. La ricetta degli Sleigh Bells prescinde dagli stilemi strutturali del gruppo rock, ignorando le nostalgie dei puristi e rifiutando quella che viene definita da The Knife come la “ottimistica organicità” della musica popolare, ma si distanzia allo stesso modo dalle tristemente note formazioni pop da mania adolescenziale. Non c’è spazio per i gusti facili, ma si ritrova una delle vene sotterranee percorse già da Crystal Castles e, strano a dirsi, la più sperimentale Gwen Stefani: è il primitivismo più colto, quello dei tre accordi di chitarra e del ritmo ossessivo, a ricreare le atmosfere di un sabba noise nel cuore dei salotti di New York City.

Infinity Guitars –> Testi Tradotti

Il rumore e la danza del cantato sulle sporche basi elettroniche riportano perfino alle involuzioni programmate dei primi Suicide, mescolate al break di un hip-hop scarno, dove si incontrano le ambizioni del minimalismo con il muro sonoro insito nella cultura auricolare della metropoli. E in tutto questo, stupisce la quasi assoluta estraneità rispetto a produzioni musicali apparentemente simili. Ad un passo dallo scadere nello pseudo-nichilismo dei club più pretenziosi, e vicini alle rassicuranti volute melodiche dei Veronica Falls, ma sempre profondamente alieni perfino a chi ha fatto della non-linearità la sua strada. Già, perchè per gli Sleigh Bells sezionare e re-impostare i suoni è come cambiare personalità ad ogni abito dismesso. L’arte borghesemente astratta degli “sperimentatori” è parte di quel passato, che vive a lato del presente, di cui non c’è da curarsi. Niente a che vedere, con la crudele dolcezza di questi tempi e di questi diafani killers.

Rill Rill –> Testi Tradotti

(02/12/2011)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.

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