Sleepy Sun – Spine Hits

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
5.5


Voto
6.0

6/ 10

di Davide Agazzi

La chiamano nuova psichedelia. E’ tutta una corrente rock che in parte cerca di ripercorrere i fasti di un periodo glorioso, quel decennio, per essere imprecisi, a cavallo tra gli anni ’60 e i ’70. I protagonisti? Black Angels, Brian Jonestown Massacre, Black Rebel Motorcycle Club, Black Mountain, Warlock, per citare i più famosi, Dead Skeletons per indicare gli ultimi arrivati. I riferimenti sono leggende del rock, dai Greatful Dead ai Velvet Underground, dai 13th Floor Elevators fino a Bob Dylan. Ed è in questo panorama quasi completamente made in U.S.A. che gli Sleepy Sun, anch’essi provenienti dalla California, cercano il proprio posto, tra voci allucinate e chitarre sognanti. La psichedelia di cui si fa padrona Spine Hits è da prendere con le pinze. L’LSD dei tempi passati sembra addolcito con almeno due cucchiai di zucchero e la vita da rockstar sembra un lontano ricordo. Nel complesso, il risultato rimane comunque piacevole, gradevole e ascoltabile, forse un po’ indolente. Ed è questo avvicinamento ad un pop soporifero che spegne un l’entusiasmo di un disco che poteva essere alzato di qualche decibel. Undici tracce, tra le quali si riesce a scorgere la pinna degli esordi dei Black Mountain ed un improprio rimando ai “rumorosi” Fleetwood Mac, che trovano il proprio punto di svolta esattamente a metà, quando la velvettiana Boat Trip apre lo scenario agli assoli di V.O.G. e alla surreale Martyr’s Mantra. Non solo reminescenze di una psichedelia passata, ma anche lo stampo, ben presente, di Dave Catching, storica chitarra dei Queen of Stone Age. Un album che parte piano, innocuo, per poi finire deciso con due tracce cariche di martellante energia rock, come Deep War e Lioness. Orfani della cantante Rachel Fannan, uscita dal gruppo quasi due anni fa, cullati solo dalle liriche di Bret Costantino, unica voce rimasta, gli Sleepy Sun continuano il loro viaggio sulle assolate strade americane, vagabondi sotto un cielo senza apparenti confini.

(03/05/2012)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.