Sleepy Sun – Maui Tears

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.0


Voto
6.5

6.5/ 10

di Marco Favaro

sleepy

Californiani di Santa Cruz, gli Sleepy Sun arrivano con Maui Tears al quarto album, dopo i precedenti Embrace (2009), Fever (2010) e Spine Hits (2012). Probabilmente, per chi è cresciuto respirando parte di quell’aria che circolava a San Francisco anche negli anni Settanta, è naturale possedere una certa attitudine per suoni polverosi e sognanti – se così si può definire il carattere vorticoso della scrittura e il susseguirsi di sequenze oscillanti e dilatate. Questo Maui Tears non si fa mancare nulla di tutto ciò, presentandosi come un disco denso e carico – di suono soprattutto. È la declinazione della psichedelia nell’ottica degli Sleepy Sun: suono sovrabbondante, che si sovrappone colata su colata, grande cura nell’arrangiamento delle chitarre e tono sempre altalenante tra il dimesso e l’esplosivo. Così la quasi-ballata Words, Outside, la tiratissima 11:32, Thielbar. È il tipo di psych-rock che tende a saturare gli ambienti, rendendone i contorni sfumati e galleggianti, a inghiottire tutto quello che raggiunge. Spesso succede però il suono diventi troppo monolitico, ripetitivo, la buona rifinitura delle progressioni si fa apprezzare ma non incalza, non colpisce l’ascoltatore con passaggi particolari o notevoli. Manca il sound secco quando serve e i vuoti che dovrebbero far respirare i pezzi non vengono valorizzati a sufficienza. Molto meglio invece The Lane e Maui Tears, dove gli Sleepy Sun fanno sentire una voce più originale e calibrata. E che, essendo uno il brano di apertura e l’altro quello di chiusura, avvolgono comunque Maui Tears di un alone protettivo, rendendolo un album di buon livello e godibilissimo.

(20/03/2014)

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Marco Favaro
Marco Favaro

Collaboratore. Cantante e chitarrista nei Dieci Piccoli Indiani.